Page 199 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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SIGNIFICI\TO E NATURA DEU.'I'SF.RClTO COLONIALI' 183
rigidezze e alle debolezze del ceto militare italiano, in una notevole elasticità
nell'interpretazione delle situazioni associata a un notevole pragmatismo che
rasentava il cinismo (e la crudeltà, in qualche caso) e che PIlÒ essere riassunto in
una sua frase: "Smettiamo di dire che portiamo agli Abissini la civiltà: noi voglia-
mo portarla sì in Abissinia, ma non per loro, per noi" (5).
In realtà il Baldissera era persuaso che l'occupazione di Massaua non avesse
alcuna importanza fino a quando l'Italia non si fosse affermata sull'altopiano.
Capace, sicuro di sé, energico e realista il nuovo Comandante Superiore
comprese perfettamente la situazione esistente nella parte pi lì settentrionale del
Tigrè, "una regione abitata da genti diverse, solcata da continue lotte armate fra
i capi locali, toccata dai contrasti fra le popolazioni mussulmane del litorale e
quelle cristiane dell'altopiano. Non poteva essere conquistata con operazioni
belliche di tipo 'regolare' e nemmeno si poteva contare di trar profitto da un
accordo con il negus. Cunico indirizzo concreto era quello seguito in tanti casi
dalle Potenze coloniali: fomentare le discordie intestine, appoggiare qualche
capo amico, intervenire poi all'esaurimento delle parti in lotta e col favore delle
esauste popolazioni" (6).
Per attuare tale programma era necessario disporre di truppe indigene sicure,
addestrate, ben comandate.
Il Baldissera pertanto, due mesi dopo l'assunzione dell'incarico, inviò al
ministro della Guerra, Bertolè Viale, un completo e razionale progetto per una
totale riorganizzazione delle truppe indigene "che possa in avvenire servire di
base per l'ampliamento di un corpo destinato in epoca forse non remota a surro-
gare in parte il Corpo cii occupazione" (7).
Capisaldi del progetto erano: quadri italiani giovani con discreta conoscenza
dell'arabo e destinati a rimanere in colonia almeno quattro anni; ripartizione dei
reparti in battaglioni e compagnie; conoscenza dell'italiano per i graduati indige-
ni, celibato per i nuovi arruolati; plotoni omogenei per etnia, ma compagnie su
plotoni di etnia diversa.
Il ministro Bertolè-Viale accolse in gran parte i suggerimenti del Comandan-
te Superiore e nell'autunno del 1888 i reparti coloniali ebbero un primo ordina-
mento, ancora basato su Orda esterna e Orda interna.
(5) Marco Scardigli, op. cit., p. 41.
(6) Mario Montanari, Politica e strategia iII cellio alllli di gliel're italiane, Ufficio Storico
Stato Maggiore Esercito, Roma 1996 -2002, 1'01. Il, tomo I, p. l S2.
(7) Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, rep. L7, cart. SS, relazione
Baldissera, deI19/6/1RSS.

