Page 201 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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SIGNifiCATO  E  NATURA  DELL'ESERCITO  COLONIALE                       l85


             Anche se  ridotto,  l'ordinamento delle  truppe indigene attuato dal  Baldissera
        tendeva a costituire un saldo  nucleo di  truppe affidabili,  in  grado anche di contri-
        buire all'italianizzazione della colonia,  risultato  raggiunto,  tanto che, come  risulta
        dagli  atti  parlamentari  del  1895, a  quella  data  841  ascari  parlavano  l'italiano  e
        895  lo comprendevano.
             Con il  R.D.  n.  6215  del  30 giugno  1889  le  truppe  indigene  furono  ricono-
        sciute  ufficialmente  "parte  integrante  dell'esercito",  ed  inquadrate  nel  Corpo
        Speciale truppe coloniali, comprendente anche  reparti nazionali, su  base volonta-
        ria,  destinato  a  fornire  i  presidi  necessari  in  Africa  senza  incidere  sull'integrità
        dell'esercito  metropolitano.  All'epoca  il  loro organico era costituito da un  reggi-
         mento  cii  fanteria  su  quattro  battaglioni,  ciascuno  su  quattro  compagnie;  uno
        squadrone esploratori;  una  batteria da  montagna;  due  plotoni  di zaptiè,  carabi-
        nieri indigeni, e da due compagnie di scorta all'interno della colonia.
             L'unità organica reggimento si  rivelò ben  presto un impaccio per truppe che
        agivano di  norma frazionate,  il  3  settembre  1890 il  reggimento fu  perciò disciol-
        to  ed  i battaglioni  divennero  autonomi.  Nel  giugno  del  1891  il  Corpo  Speciale
        d'Africa contava 90 ufficiali italiani, 49 sottufficiali indigeni e 4860 ascari.
             Ormai i battaglioni  indigeni  erano divenuti  una realtà importante e gli  uffi-
         ciali  nazionali, allettati anche dallo stipendio maggiorato e dai  vantaggi di  carrie-
         ra, accettavano volentieri di  prestare servizio in  tali  reparti.
             Tra  i soldati  indigeni  ed  i  loro  comandanti  italiani  si  sviluppava  un  legame
         complesso e  profondo,  un  rapporto  fiducioso  che  legava  gli  ascari  al  loro capo,
         l'uomo che  li  conduceva  in  battaglia,  che amministrava la  giustizia, anche quella
         amministrativa, che decideva le  ricompense ed anche le espulsioni dal corpo.
             Si  è  molto scritto  in  questo secondo dopoguerra  sul  regime  disciplinare  dei
         battaglioni coloniali, insistendo molto sull'uso del curbasc che, pur non trovando
         cittadinanza nel  regolamento, era frequentemente usato.
             A  tal  proposito  occorre  precisare  che  l'uso  delle  pene corporali  era  molto
         diffuso nei paesi di  provenienza degli  ascari e che gli  indigeni preferivano le  pene
         corporali alle pene pecuniarie.
             Anche l'esame delle sentenze dei  tribunali  militari  testimonia nel complesso
         un  buon  regime  disciplinare:  relativamente  poche  le  condanne  per  diserzione  e
         per insubordinazione.
             È necessario, inoltre, tenere sempre presente che gli  ascari ammogliati erano
         la  maggioranza e che per le loro famiglie erano stati istituiti appositi "campi-fami-
         glia", dove le  mogli assistevano e curavano il  coniuge, libero cosÌ di dedicare tutto
         il  suo  tempo  alle  istruzioni  militari.  L'amministrazione  coloniale  si  faceva  carico
         del  sostentamento delle famiglie e l'ufficiale comandante del  reparto diveniva cosÌ
         anche il  comandante del campo, tenuto a dirimere le inevitabili  controversie e ad
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