Page 257 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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FUTURISTI  E  NAZIONALISTI  E  LA  SPEDIZIONE  DI  TRIPOLl:  SPERANZE  E  DELUSIONI   241

       il  2  febbraio  1887,  aveva  denunciato  l'impresa  coloniale,  ai  tempi  della  vicenda
       eritrea, condannandola e  ritenendola solo un 'avventura inutile COI1  relativo  sacri-
       ficio  di  molte vite di  giovani  popolani  immolali  sull'altare degli  interessi  borghe-
       si  mascherati  da  presunti  'supremi  interessi'  dello  Stato:  "La  Patria?  Ma  dove  la
       vediamo noi, nelle imprese africane?  E la bandiera? La  bandiera della patria la ve-
       do sui  campi  di  battaglia  per  l'indipendenza,  la  vedo  nelle  imprese  utili  che  fan-
       no risalire sempre più  la  nazione  verso  le  altezze  dell'ideale,  non  la  posso vedere
       nell'impresa africana ... "  (I).
            E come non  parlare  della posizione dci  socialisti che furono  in  quella  occa-
       sione teatro della più grave crisi  ideale che mai  li  traversò divisi  come furono tra
       interventisti  ed  anticolonialisti e  che 110n  risolsero  mai  più  questi  loro  problemi
       presentandosi successivamente agli  appuntamenti con la  storia d'Italia sempre di-
       visi  ed incerti.  Anche per i socialisti  l'impresa pareva fino alla  vigilia negativa ed
       impossibile:  Filippo Turati,  a  nome  del  partito  poteva  così  tuonare  ancora  il  16
       settembre 1911:  "Ci  parrebbe dissipazione intollerabile discutere oggi  seriamen-
       te  se  all'Italia  ...  convenga  o  non  convenga  ficcarsi  in  questo  altro  ginepraio,
       sdrucciolare in  questa trappoletta ... Nonostante tutto, pensiamo che la  farsa non
       si  eleverà a  dramma, né a  tragedia ... "  (2).  E ciò veniva scritto solo quindici gior-
       ni  prima clello  sbarco militare italiano!  Ma ciò che segnerà in  modo definitivo la
       crisi  del  partito socialista  saranno  le  defezioni  cii  un  buon  numero  cii  esponenti
       del  partito  che  si  orientarono,  per  motivi  vari  ad  appoggiare  l'impresa già  con-
       dannata  dalle  supreme  autorità  socialiste.  Uno  sciopero  di  protesta  che  andrà a
       fallire,  ma  soprattlltto  il  'riorientamento'  di  taluni  esponenti,  specialmente  ge-
       novesi e meridionali, collegati al  quotidiano "Il Lavoro" segneranno ilml1tamento
       e la  crisi  del  partito  unitario.  Il  30 settembre  il  direttore  del  giornale  non esita-
       va  infatti  ad  esporre  il  proprio  consenso  all'impresa  dal  punto di  vista  'patriot-
       tico e socialista':  " ... Ora mentre tuona i I cannone,  i dissensi  (social isti)  tacciono
       e  in  tutti  i  cuori  non  è  che  un  voto:  per  la  vittoria  dell 'Ital ia ... ".  La  posizione
       dei  genovesi  non  fu  isolata  perché  nell'intera  nazione  le  adesioni  a  questo  pun-
       to  cii  vista  patriottico  (sostenere  la  patria  in  guerra)  ed  utilitario  (aprire  nuove
       vie  all'emigrazione  proletaria)  si  moltiplicarono.  E  così  l'unica  forza  che  si  era
       dichiarata  fieramente  avversa  all'impresa  si  spaccava  e  non  solo  a  Genova,  ma
       nel  paese.  E da questo rcvircmcnt  il  partito socialista entrava in  una crisi  profon-
       da  dalla  quale  non  si  doveva  più  rialzare.



            (1)  Atti del  Parlamento  Italiano,  Legislatura  XVI,  I  sessione,  TOl'llata  del  3  febbraio
       1887,  p.  201S.
            (2)  F.  Turati, Da Iella al Marocco  fJ!lss!ll/(lo  !lel' TrifJo/i,  in  "Critica Sociale",  16  settembre
       1911, articolo  riportato sui  due quoridiani  socialisti  il18 settembre, "L'Avanti!" e  "II  Lavoro".
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