Page 260 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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uomini e di capitali, specialmente in confronto con i benefici che un tale posse-
dimento avrebbe comportato. A qucsto riguardo, o meglio riguardo a tutti questi
argomcnti, la storia doveva opporre drammatiche sconfessioni. Da una parte le
ricchezze del paese llordafricano furono ridimensionate mentre dall 'altra la con-
correnza straniera non pareva mostrarsi ed infine l'impegno militare doveva es-
sere ben superiore al previsto visto che solo nel 1934, con spese rilevanti in
uomini e capitali, la Libia poté essere finalmente 'pacificata'.
Un posto a sé deve essere tuttavia riservato in questa opera di mobilitazio-
ne di una Italia ancora incerta al Futurismo ed al suo fondatore Marinetti. In que-
sta ideologia nuova che si presenta, dal 1909 in avanti, come una soluzione nuova
agli antichi problemi dell'Italia, si debbono notare accenti del tutto diversi del re-
sto della propaganda favorevole all'impresa che paiono mobilitare la sua predi-
cazione. È chiaro che per Marinetti che medita una Italia più grande e più temuta
la questione di Tripoli diventa ciò che per la Francia era la questione dell'Alsazia
e della Lorena: era necessariamente la via di una rivendicata maniera di essere
italiani e se non era ancora l'irredemismo possibile, la conquista coloniale pote-
va dare a questa nazione imbelle quella forza che ad Adua era stata duramente
colpita. Oltranzisl11o, revanscisl110 e sciovinismo costituivano nel bagaglio futuri-
sta necessari riferimenti ad una grandezza 'inevitabile' così come la religione del-
la forza prevalente, della velocità e del modernismo erano altrettanti capisaldi
della predicazione marinettiana. L'occasione di Tripoli non poteva essere trascu-
rata e l'impegno di Marinetti, che vedeva nella battaglia di Tripoli l'episodio ne-
cessario all'affermazione della grandezza di un'Italia futura dominata dai nuovi
traguardi industriali e dalla forza militare assoluta. La considerazione dell'Altro,
dell'indigeno che veniva dileggiato e denigrato non esisteva proprio, né poteva
esistere: nella Battaglia di l1-ipoli le considerazioni di Marinetti si fanno sferzan-
ti e non paiono neppure lontanamente dominate dalle idee di rispetto e di eman-
cipazione dell'arabo che qualcuno andava affermando, almeno all'inizio della
campagna (5).
Un po' diversi appaiono gli argomenti di Enrico Corradini e dei nazionali-
sti in genere: qui il messaggio si rifà ad una rivalutazione dell'Italia ma non la
slega dal fattore della continuità storica. L'Italia si doveva ritrovare ripercorren-
do le orme dell'impero romano e rifacendo per la nazione un percorso di riap-
propriazione di un passato glorioso che l'Italia unita aveva fino ad allora trascurato.
L'idea nazionalista insisteva nella storica vicenda della romanità e si rifaceva ad
essa per nobilitare e giustificare ogni audacia. Insoml11a si doveva dare prova di
valore ideale e militare ed in questa opera l'impresa libica fungeva da banco di
(5) Il volume omonimo (Milano, 1912) contiene una serie interessante di considerazio-
ni di esaltazione della violenza tipica della preclicazione del Marinetti.

