Page 256 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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della conquista italiana, e soprattutto la vicenda di Sciara Sciat, non mancheran-
no di rafforzare. Inseriti in una teorica opposizione che doveva comprendere an-
che i socialisti, ed altri, essi, i 'follaioli', si mostrarono tenaci nella loro intransigenza,
clamorosa ma senza successo, la quale nOI1 venne mai meno anche alla luce degli
incerti esiti della campagna militare i cui guasti dovevano confermare non poche
delle loro tesi.
Ma se queste erano le grandi forze, che potremmo definire nuove, che sul
piano delle ideologie stavano occupando il panorama italiano, altre forze si sta-
vano organizzando ed erano quelli ancora senza un vero partito, ma che da sem-
pre costituivano un elemento di spicco della vita politica italiana, i cattolici. Costoro
pure apparivano incerti nella questione tripolina, divisi tra l'idea di una vera 'cro-
ciata' contro i musulmani, la presunta 'necessità' nazionale e l'incerta evocazione
di un imperialismo italiano che ripugnava agli ideali pacifici del cattolicesimo. E
tutto ciò rendeva ancora più vivace la disanima politica su questa iniziativa colo-
niale di un governo del quale, da oltre quarant'anni, i cattolici non condivideva-
no le scelte. Non si tratta di forze 'nuove' che militavano contro l'intervento militare
ma che contrastavano, anche per altri motivi, futuristi e nazionalisti che militava-
no invece a favore di un intervento risolutivo e che esultavano per le decisioni go-
vernative. Per completare questo quadro che appare senz'altro complesso non vanno
neppure trascurate quelle forze politiche 'vecchie', quali i già ricordati socialisti, i
quali all'iniziativa opponevano ragioni di profondo dissenso e ciò sulla base di
considerazioni ideologiche e pratiche contingenti che non mancarono di segnare
l'incertezza iniziale di un'opinione pubblica sulla quale converrà soffermarsi.
La diatriba non era certamente nuova ma va ricordato che a proposito di
opinione pubblica e di 'nazione italiana' nei confronti dell'impresa di "lì'ipoli, con-
viene stabilirne la natura ed i limiti e quindi anche l'importanza. In questo con-
testo non sembri ozioso discutere sul significato profondo di 'opinione pubblica'
in quanto non è dubbio che gli italiani non erano nella loro maggioranza, né in
grado di fare sentire la loro voce in Parlamento, né ritenevano importante per il
loro avvenire il discutere sul pro e sul contro di ogni impresa coloniale alla lu-
ce delle particolarissime condizioni dello Stato italiano. Infatti siamo negli anni
in cui maggiormente gli italiani sono protagonisti dolenti di una diaspora emi-
gratoria selvaggia ed incontrollata, alla ricerca di un avvenire nel vecchio come
nel nuovo mondo. Sono gli anni in cui per milioni di italiani è la ricerca di un
futuro di lavoro e di sopravvivenza che costituiva il principale oggetto delle lo-
ro attenzioni. Sono alcuni milioni gli italiani, specie appartenenti a classi giova-
nili, che pur di sfuggire ad un avvilente stato economico e sociale senza sbocchi
vanno raminghi per il mondo. Alla luce di queste osservazioni appare chiaro che
alle evocazioni ossessi ve di 'patria pitl grande', di 'grandezza imperiale' e di pre-
stigio nazionale, che i fautori dell'impresa andavano declamando, molti ritene-
vano ancora attuali le antiche parole del deputato socialista Andrea Costa che,

