Page 258 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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                 Va  detto  peraltro che questi  mutamenti  furono  anche  il  frutto  di  una  accu-
            rata  azione di  propaganda che nazionalisti,  futuristi  ed altri  andavano svolgendo
            da  tempo.  Per  sfidare  il  clima  di  rifiuto  e  di  diffidenza  dobbiamo  notare  infatti
            che,  fin  dalla  primavera del  1911, una  vasta  campagna di  stampa si  era  organiz-
            zata  per  mettere  il  paese  al  corrente  della  questione  e  per  orientarlo  verso  l'in-
            tervento.  Già  da  vari  mesi  era  sorta  la  questione,  ma  in  quel  periodo dell'inizio
            del  1911  la  campagna  giornalistica  puntnva sulla  necessità  urgente  della  conqui-
            sta  di  Tripoli,  legando le  questioni  di  fondo permanenti di  consenso ad una  coin-
            cidenza  diplomatica  internazionale  che  avrebbe  offerto,  con  la  questione  del
            Marocco, una  fortunosa  occasione  per le  ambizioni italiane.
                 einsieme  di  queste  accennate  riserve  e  del  complesso  delle  opposizioni  che
            si  manifestarono  con  quasi  identico  linguaggio  nell'impresa  libica,  non  incisero
            mai  sulle  decisioni  politiche  a  proposito  dell'intervento  in  Tripolitania ed  in  Ci-
            renaica.  Si  può affermare  invece  che  gran parte delle idee  di  consenso all'impre-
            sa  coloniale  si  trovarono  propugnate  da  protngonisti  'nuovi',  dai  futuristi,  dai
            nazionalisti  e da altri  i quali troveranno nella decisione di  Giolitti di  iniziare l'av-
            ventura coloniale libica, piena conferma delle loro speranze e  non avranno alcun
            riguardo  nei  confronti delle  voci  dei  'perdenti', di  coloro cioè che  all'impresa  si
            opponevano per svariate ragioni.
                Molti potrebbero essere i motivi da evocare per avere dell'andamento dell'opi-
            nione pubblica italiana in netta evoluzione una raffigurazione in armonia con quan-
            to stava avvenendo in essa dopo la  crisi di  fine secolo.  Prima di  tutto va ricordato
            l'esistenza di  un  certo  'disagio'  nazionale  per la  svolta  traumatica  delle  relazioni
            tradizionalmente buone tra l'esercito nazionale e il  paese. Con questo disagio, per
            dirla con Marco Mondini, si  era assistito allora, tra la fine  del secolo e l'inizio del
            nuovo, aduna vera svolta: "La repressione siciliana, le cannonate di Milano, Adua
            sono momenti  che segnano un  progressivo distacco tra esercito e società, tra mi-
            litari  e opinione pubblica .... Siamo di fronte  a quella che la  stampa e la pubblici-
            stica  definiranno  la  'crisi  morale  dell'esercito'  ovverosia  il  'disagio  militare',  un
            fenomeno  tipico dell'età giolittiana ... " C,).

                 Un  simile  quadro  ci  pare  renda  assai  bene  la  situazione  che  precede  l'im-
            presa che doveva  mutare radicalmente queste  reciproche diffidenze.  Ed  il  ricer-
            care  il  motivo,  o  i  motivi,  che  determinarono  un  simile  rovesciamento  appare
            importante poiché proprio di  rovesciamento si  deve parlare, presentandosi l'opi-
            nione pubblica  italiana,  fin  dagli  inizi  della  campagna  libica,  mobilitata  ed  inte-
            ressata alla vicenda ed in ciò lontana dalle proprie posizioni di  pochi mesi prima.



                 (3)  1'vI.  Monclini,  (;/Ierra  e  lIaziol/e.  Spirito  militare  e  discorso  nazionale  tra  Unità  e
            Grande  Gl/erra  in  Lo spirito militare degli  italiani,  Padova,  2002,  p.  63.
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