Page 259 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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FUTURISTI  E  NAZIONALISTI  E  LA  SPEDIZIONE  DI  TRIPOl.l:  SPERANZE  E  DELUSIONI   243

       Una simile situazione si  deve attribuire ad un coacervo di  cause che diedero all'ini-
       ziativa  un'eco  di  sensibilizzazione  che  non  basta  spiegare  con  la  semplice  evoca-
       zione  delle  sperate  risorse  da  trovarsi  in  Libia.  I  motivi  sono  molti  e  furono  al
       centro di una campagna di  mobilitazione 'popolare' di  giornali, di  uomini  politici
       e di  esponenti  della  cultura  italiana che  fecero  fronte  comune attorno all'iniziati-
       va  stessa  nel  suo sostegno.  Vennero così  a galla  i vecchi  temi  della  politica estera
       che  auspicavano  che  l'Italia  non  rimanesse  soffocata  nel  suo  mare  e  si  accompa-
       gnavano anche a temi legati alla rivalità e alla concorrenza con gli stati europei più
        importanti, e soprattutto la  Francia, che di  iniziative coloniali avevano riempito le
       cronache degli  ultimi decenni.  E l'insieme di  tutto ciò si  coniugava con  il  rivendi-
        cato 'riscatto' dall'onta di Adua delle  cui emozioni era ancora piena l'Italia.
            Gli argomenti che fecero  breccia  nell'opinione pubblica italiana a proposito
        della  spedizione  di  Tripoli  furono  molti  e  tutti  vertevano  attorno  all'inevitabile
        grandezza di  un'Italia mediterranea nonché attorno ad argomenti di  natura emi-
        gratoria  e  sociale.  Il  pacifismo  a  questo  riguardo  si  urtava  anche  alle  precise  ri-
        sposte che  i fautori  della spedizione evocavano  sostenendo che con la  conquista
        della quarta sponda l'Italia avrebbe  potuto avviare colà enormi quantità di  lavo-
        ratori  non  più  costretti  a  ricercare  in  avvenire  in  incerte  mete straniere,  nonché
        dare al commercio italiano un avvenire più sicuro. Studiosi importanti quale Giu-
       seppe Piazza parlavano di una vera 'terra promessa' ed indicavano con l'esponente
        nazionalista  Enrico Corradini che era  veramente suonata per l'Italia 'l'ora di Tri-
        poli'  (4).  Prestigio  mondiale,  occasione  di  splendidi commerci,  oltreché  ideali  di
        umanità verso  il  popolo  indigeno  costituirono  il  triplice  sprone all'impresa  e  la
       sua  piena giustificazione  presso  la  maggioranza  degli  italiani.  La Tripolitania ve-
        niva descritta come  una occasione insperata:  ricca,  fertile,  con giacimenti di  ma-
        terie prime, con una vegetazione rigogliosa, insomma ne fu  fatto un quadro esaltante,
        sia  da  coloro  che effettivamente  vi  si  erano  recati,  pur  per  brevi  periodi,  sia  da
        coloro che,  non avendola  mai  vista,  argomentavano  sulla  sua  naturale  ricchezza
        riportando  le  impressioni  di  altri  e  facendosi  influenzare  da  un  simile  paradiso,
        che si  ribadiva  fosse  da  ritenersi  quale  ideale  destinazione di una vasta  espansio-
        ne  italiana,  chiave  di  volta  della  soluzione di  molti  problemi economici e sociali
        della penisola. Un altro argomento che ritornava puntualmente a galla nella stam-
        pa era che il  governo doveva agire in  fretta, specie dopo le  delusioni  tunisine, al-
        lo  scopo  di  evitare  che  quest'ultimo  territorio  'libero'  finisse  in  mano  ad  altre
        potenze rivali.  Infine un altro elemento evocato in questa complessa opera di pro-
        paganda fu  legata  alla  facilità  dell'impresa sostenendo che essa sarebbe stata una
        vera 'passeggiata militare' destinata a durare poco e con un impegno modesto di



            (4)  Si  vedano G.  Piazza,  La  /lastra  terra  promessa,  Roma,  1911  e E.  Corradini,  L'ora di
        Tripoli,  Milano,  1911.
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