Page 210 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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             mi  hanno  consentito  di  studiare  liberamente  il  ragguardevole  patrimonio  ar-
            chivistico - particolarmente le  carte  degli  addetti militari - conservato  presso
             l'Archivio (2).
                Sinteticamente si  può ricordare che il  momento in cui  si  colloca questa  pre-
            senza di  ufficiali e tecnici  militari italiani  nei  Balcani coincide col  definitivo tra-
             monto  dei  grandi  Imperi  plurinazionali  e,  di  conseguenza,  col  processo  di
            allontanamento  dei  Turchi  dall'Europa  e  l'emergere  di  Stati  nazionali  indipen-
             denti.  Dagli  anni della "primavera dei  popoli"  del  1848-49 in avanti,  nell'Euro-
            pa centro-orientale il  passaggio dalle "nazioni" agli Stati nazionali è fra i momenti
             più  delicati  e  difficili  per il. singolo,  per  la  collettività  nazionale  e  per  la  stessa
            convivenza internazionale; soprattutto esso segna anche il punto più  alto e dram-
             matico  di  un  altro  processo  storico,  quello  di  una trasformazione  o  scadimento
             della  coscienza  di  "nazione"  in nazionalismo.  Intesa  e Triplice,  vigilandosi  reci-
             procamente, come forze  antitetiche ma complementari avrebbero dovuto garan-
             tire  la  stabilità  del  "sistema"  internazionale.  Le  crisi  ricorrenti  e  le  due  guerre
             balcaniche  (1911-1912)  che  aprono  il  XX  secolo  determinano  trasformazioni
             profonde ma non ancora radicali.  Le  forze  politiche interne ai  vari  Paesi,  in par-
             ticolare  quelle  di  ispirazione  democratica  e  socialista,  sembrano  animate  da  un
             autentico spirito di  pace,  l'economia - alla  fine  del  primo decennio del  secolo -
             conosce una fase di generale espansione. Tutto, insomma, sembra favorire sul pia-
             no internazionale un lungo periodo di  pace e di  stabilità.  In realtà questo scena-
             rio idilliaco è solo apparente, esso copre forze e processi la cui maturazione porta
             ineluttabilmente alla crisi  e alla guerra.  Le  nazionalità che si  ritengono - e lo so-
             no - oppresse premono per una radicale trasformazione del loro status giuridico
             e politico;  tutto ciò  è  particolarmente evidente  nell'Impero austro-ungarico  do-
             ve  si  è progressivamente  fatta  strada l'ipotesi di  "associare" al  vertice dell'Impe-
             ro  l'altra grande  componente interna e  cioè quella  degli  slavi.  Trasformarsi  per
             sopravvivere,  ma questo è solo  uno degli  elementi  in  campo.  Le  modifiche a un
             assetto consolidato,  quello della duplice  monarchia, costituiscono comunque un
             difficile  "passaggio"  perché  intaccano  privilegi,  benefici,  ruoli  sociali  e politici.




                (2)  Ricordo qui - escludendo i saggi - oltre alla monografia già cito  Documenti italiani sul-
             la guerra russo-giapponese (1904-1905),  Ufficio Storico dell'Esercito, Roma 1977; In  Russia tra
            guerra e rivoluzione. La Missione militare italiana (1915-1918),  idem, Roma  1985; L'Italia e le
             guerre balcaniche,  idem,  Roma  1990; Italia  e Svizzera  durante la  triplice Alleanza.  Politica  mi-
             litare e politica estera, con Daniel Reichel, idem, 1991. Tale materiale si  è rivelato prezioso an-
             che per la stesura di due volumi recenti editi dalla BOlllpiani  (Storia dell'Albania,  1998 e Storia
             della  Turchia  contemporallea,  2002) c  per  le  ricerche  di  alcuni  allievi  del  nostro  dottorato in
             Storia  d'Europa  dell'Università di  Roma "La Sapienza".
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