Page 211 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 211
I MILITARI NEL NUOVO QUADRO INTERNAZIONALE DEL FASCISMO 193
A queste importanti motivazioni, tutte interne, si affiancano anche una striscian-
te volontà di definire con le armi quelle questioni che il metodo della concerta-
zione tra le Potenze aveva accantonato ma non risolto e una relativa sicurezza, in
Germania e in Austria-Ungheria, circa la debolezza militare dei possibili avversa-
ri, Francia e Russia. Quel "colpo di pistola udito in tutto il mondo" con il quale
il serbo Gavrilo Princip uccide l'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo in una
data decisamente simbolica - quella dell'anniversario dell'ultima, epica resistenza
serba all'avanzata degli Ottomani, la battaglia del Kosovo del 28 giugno 1386 -
manifesta tutta la rabbia e la disperazione che le sofisticate alchimie politiche del-
le relazioni internazionali non sono riuscite a governare e a indirizzare.
l?inaccettabile ultimatum di Vienna alla Serbia· scatena il conflitto che finisce
per coinvolgere progressivamente tutti gli Stati Europei e, successivamente, gli
Stati Uniti d'America. l?ltalia si sgancia dalla lì-i plice il cui trattato è stato pale-
semente violato dall'Austria che ha dichiarato guerra senza preventivamente
informare gli alleati delle sue intenzioni e coerentemente alla realizzazione del di-
segno politico di realizzare compiutamente il processo di unificazione avvia quel-
le trattative che portano al Patto di Londra (aprile 1915) e al suo ingresso nel
conflitto contro gli Imperi centrali a fianco della Francia e dell'Inghilterra.
La guerra mondiale che si conclude nel 1918 scardina completamente il "si-
stema" internazionale, modifica comportamenti e assetti sociali, lancia parole d'or-
dine di grande impatto psicologico come l'autodeterminazione dei popoli, lo
Stato nazionale, la redistribuzione della ricchezza, la giustizia sociale, ecc. La de-
lusione per gli obiettivi non raggiunti, l'emergere di un nazionalismo sempre più
duro e irrazionale, il successo e l'affermazione della rivoluzione bolscevica in
quella immensa, e in parte sconosciuta, aggregazione di popoli ed etnie quale era
l'Impero zarista e quale sarà fino agli anni Novanta del XX secolo l'Unione So-
vietica, i molteplici e non sempre involontari "equivoci" dei trattati di pace, il "ri-
tiro" degli Stati Uniti d'America dalla gestione del processo di pace aprono,
soprattutto in Europa, un periodo lungo un ventennio di instabilità e conflittua-
lità fino alla seconda guerra mondiale. La Conferenza della Pace di Versailles (1919)
non rappresenta il punto finale di una crisi quanto piuttosto l'inizio di un pro-
cesso di ulteriore disgregazione del continente europeo. l?ltalia è tra le Potenze
vincitrici e sembrerebbe dunque aver raggiunto gli obiettivi prefissati. In realtà le
alterne vicende della guerra hanno prodotto trasformazioni e lacerazioni notevo-
li nelle classi dirigenti come nella società. Se l'adesione all'idea di una guerra tut-
ta nazionale ha rappresentato un momento di forte unità - non vanno però
dimenticate riserve e perplessità di cattolici, socialisti ma anche di Giolitti - per
completare il Risorgimento (1915), le conseguenze della StrafexfJedition dell'esta-
te 1916 rivelano la profonda divisione interna tra politici e militari mentre le mi-
sure adottate per organizzare la resistenza allo sfondamento austriaco - mi riferisco

