Page 215 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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I MILITARI NEL NUOVO QUADRO INTERNAZIONALE DEL FASCISMO 197
l?ordinamento Mussolini nasce comunque da una serie di compromessi fra una
concezione di esercito di massa, ereditata dalla prima guerra mondiale, e l'idea di
un esercito in qualche modo di élite, fra una dottrina tattica che teorizza il ritorno
alle guerre "classiche" di movimento e la convinzione di molti che un futuro con-
flitto sarebbe rimasto statico e di trincea fra "nazioni armate" nelle proprie linee di-
fensive. Nelle disfunzioni e nelle incertezze di questo ordinamento la prova più
evidente dell'intima contraddizione si rinviene nel disegno di una politica estera di-
namica e di grande Potenza che deve prevedere, necessariamente, uno strumento mi-
litare dotato di strumenti (armi, organizzazione logistica, ecc.) avanzati e una struttura
economico-produttiva ancora arretrata e dunque incapace di finanziare e sostenere
forze armate adeguate. La politica estera fascista, infatti, si può dividere in due fasi
successive. La prima che va dal 1922 alla guerra d'Etiopia nella quale Mussolini
compie scelte decisamente prudenti volte piuttosto a consolidare l'esistente e a diri-
mere le questioni ancora controverse (riconoscimento dell'Unione sovietica, defini-
zione dei rapporti con la Jugoslavia, adesione alle trattative per il disarmo, per la
parità navale, ecc.) anche se nei discorsi ufficiali comincia a porre le basi delle teo-
rie "revisioniste" che già nei primi anni Trenta raccolgono adesioni da parte di quei
Paesi che si ritengono ingiustamente penalizzati dai risultati della Conferenza della
pace di Versailles. Parallelamente ~i sviluppa (e raggiunge il suo apice) la concezio-
ne di una politica estera "imperiale" come riscossa delle nazioni proletarie.
La mancata congruenza fra potenzialità, strumenti economici e militari e po-
litica estera contribuisce a spiegare - dopo gli entusiasmi, più o meno pilotati dal-
le strutture propagandistiche del regime, suscitati dalla guerra d'Etiopia (1936) e
da quella di Spagna (1937) - l'insufficiente "mobilitazione" del Paese durante la
seconda guerra mondiale fino alla sostanziale perdita di "identità" e dunque alla
lacerazione, profonda e difficilmente rimargillabile, della guerra civile.
l?ordinamento Mussolini, in virtù delle esperienze maturate in precedenza,
accoglie l'esigenza di un sempre maggiore coordinamento interforze (Esercito,
Marina e il ruolo ancora non ben definito ma di cui si intuisce la potenzialità
"rivoluzionaria" dell'Aeronautica) e istituisce la carica di Capo di Stato Mag-
giore Generale. All'istituzione della carica non segue un ordinamento che ne
definisca ruoli e attribuzioni salvo un ruolo meramente consultivo anche nel-
lo stesso coordinamento fra le varie armi (7). l? elemento di maggior ritardo e
che avrà effetti pesanti in futuro rimane comunque l'annoso dibattito tra guerra
di movimento e guerra statica che non consente di individuare modernizzazioni
sostanziali anche in presenza di mezzi adatti ai tempi. Un esempio tra i tanti
(7) Il problema è rimasto aperto anche nel secondo dopoguerra. Cfr. Antonello Biagini e
Alessandro Gionfrida, Lo Stato Maggiore Generale tra le due guerre, Ufficio Storico Eserci-
to, Roma 1977.

