Page 217 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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I MILITARI NEL NUOVO QUADRO INTERNAZIONALE DEL FASCISMO 199
dotati di una relativa autonomia che avrebbero potuto condizionarne, come in ta-
luni casi è avvenuto, le scelte politiche. Mi riferisco alla Corona, alla Chiesa cat-
tolica, alla burocrazia, alla magistratura, alla finanza e all'industria, ecc. All'interno
delle forze armate personaggi come Diaz e Badoglio sono decisamente contrari a
qualsiasi progetto di riforma rimanendo legati piuttosto all' "esercito di caserma
e di parata" piuttosto che ad un organismo maggiormente rispondente a quelle
che sarebbero state le prevedibili esigenze belliche del futuro. Se si esclude lo svi-
luppo dell'aeronautica - vero fiore all'occhiello del regime - la modernizzazione
delle forze armate procede a rilento e il 1 novembre 1939 delle 73 divisioni mo-
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bilitate solo 19 risultano effettivamente complete e anche queste sono nettamen-
te inferiori non solo rispetto alle omologhe unità francesi e tedesche ma in taluni
casi a quelle jugoslave. l?inferiorità nel numero dei battaglioni - quantitativamen-
te e qualitativamente -, nei gruppi di artiglieria - che rimangono sostanzialmente
quelli della prima guerra mondiale -, nelle armi di accompagnamento, anticarro
e antiaeree, e, infine, dalle scorte impediscono al nostro esercito di affrontare un
confronto armato con sufficienti probabilità di successo e questo è quanto denuncia,
inutilmente, Badoglio in una lunga relazione al capo del governo alla vigilia della
seconda guerra mondiale (8).
(8) La relazione è ampiamente conosciuta e comunque è stata pubblicata integralmente
nel tomo II del voI. I del Diario Storico del Comando Supremo, Ufficio Storico Esercito, a
cura di Antonello Biagini e Fernando Frattolillo.

