Page 219 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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CHI  HA  STUDIATO  IL  "CONSENSO"
                             ALLA  GUERRA  D'ETIOPIA?



                                                                 NICOLA  LABANCA



           Quando  si  pensa  al  rapporto  intrecciato  fra  regime,  forze  armate  e  nazione
        nel  1935-1936  un'acquisizione  degli  studi  - ma  anche,  vedremo,  un  luogo
        . comune  storiografico  non sempre supportato  da  studi  specifici  - parla  di  "con-
        senso".  Secondo  tale  acquisizione, la  guerra  scatenata  dal  regime  per un "Impe-
        ro" avrebbe infatti - a seconda delle  varie interpretazioni - incontrato, prodotto
        o estorto il  punto più alto del "consenso" mai  conosciuto dal fascismo  fra gli  ita-
        liani.  È possibile  trovare  questa  affermazione,  o  altre  simili,  in  luoghi  fra  loro
        assai  diversi:  dagli  scritti dei  testimoni alle sintesi  degli  storici,  dalla pubblicisti ca
        alla storia condensata per la televisione.
            Ma chi ha davvero studiato quel  "consenso"?  O - ammesso 'che  non si  insi-
        sterà  mai  abbastanza  sul  punto  pregiudiziale  per  cui  in  realtà  la  categoria  del
        "consenso"  è  applicabile  solo  con  molti  distinguo  e  con  molte  cautele  in  un
        regime  dittatoriale - chi  ha condotto serie ricerche su quale tipo di  consenso il
        regime cercò, impose o ottenne?



        L:impol'tanza della stol'iografia
            In questa sede non verranno purtroppo presentati i risultati di una ricerca che
        (come si vedrà, a parere di chi scrive)  rimane ancora da fare.  Ad essa è necessario
        premettere  alcune  riflessioni  storiografiche preliminari:  considerazioni  che  sem-
        pre più spesso, di  nuovo ad avviso di chi scrive, dovrebbero essere consuete negli
        incontri di  storia militare. La  ricerca storico-militare senza storiografia ripiombe-
        rebbe  in  un  passato  positivistico e "fattista"  primo-ottocentesco o,  forse  peggio,
        tornerebbe a degradarla a strumento di dossier della politica militare odierna (1).
            La  perdurante assenza di una Relazione ufficiale su quella campagna da parte
        dell'Ufficio  storico  dell'esercito  pesa  sulla  disponibilità  di  una  conoscenza  di
        base  per  quegli  storici  che  non  vogliono  più  accontentarsi  dei  dati  offerti  dai
        volumi  (dell'epoca) di  De Bono, Badoglio o Graziani. Si  potrà affermare che una



            (1)  Cfr. Piero Dci Negro, Storiografia  militare buona e cattiva?,  in La storiografia militare
        italiana negli ultimi venti anni, Milano, Angeli,  1985.
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