Page 224 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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                Da tale prospettiva le  critiche degli antifascisti e degli  esuli,  per Zangrandi,
            "purtroppo, dimostravano solo il distacco psicologico tra fuoriusciti e realtà ita-
            liana".  La  propaganda  era  fatta  di  "trovate  veramente  geniali  del  fascismo".  I
            più  giovani  fra  gli  antifascisti  "patirono in  quel  tempo,  a  cavallo  tra il  '35  e  il
            '36, la loro prima «delusione d'amore politico» di diciottenni o di ventenni" (12).
               Fra gli studiosi è possibile ricordare il nome di Enzo Santarelli, che per primo
            dedicò più  ampie  pagine proprio alla  guerra  d'Etiopia e al  clima di  quegli  anni
            nel  fascismo.  Non usò  il termine  "consenso",  né  - a  differenza  di  Zangrandi -
            parlò solo di  umori e di sentimenti:  preferì semmai delineare le linee dell'analisi
            economica e sociale  della  rete  di  interessi  legata all'avventura africana.  In  ogni
            caso, il senso della sua ricerca conduceva al tema del consenso. Con la guerra del
            1935-36, infatti,  "si  delinea quindi in  Italia un movimento  confuso  di  interessi,
            immediati o in prospettiva, di  neutralizzazione dello sforzo [coloniale] altrui o di
            potenziamento della propria influenza. Le terre da colonizzare, i campi cotonife-
            ri, le risorse minerarie, le strade e le acque stanno al  centro di questi interessi. Si
            tratta insieme della disoccupazione e dell'aumento della popolazione, della con-
            correnza straniera e dell'incremento della produzione nazionale. Tanto più che il
            commercio con l'Africa appare in ascesa".
                Anche secondo Santarelli, però, si  trattava di illusioni più che di  una duratura
            base  di  consenso:  "le  "ricchezze  etiopiche"  vennero  esagerate  e  magnificate,
            com'era accaduto vent'anni prima per la Tripolitania; è certo tuttavia che la Fiat,
            gli  armatori,  gli  appaltatori  di  grandi  opere  pubbliche,  i gruppi  capitalistici  che
            aspiravano  a  concessioni  agricole  e  minerarie  (  ... )  trassero  un  primo  utile
            dall'impresa fascista.  Il  seguito dell'intera vicenda italiana e mondiale impedì poi
            - e non poteva essere altrimenti -la formazione e la crescita di un più vasto capi-
            talismo  coloniale  italiano  ( ... ) l'economia  etiopica  non  era  complementare con
            l'economia  nazionale  italiana  e  richiedeva  più  investimenti  per  le  attrezzature,
            per il popolamento, per la messa in valore di  taluni minerali e delle risorse idroe-
            lettriche e agricole potenziali  (anche l'Etiopia era scarsa di ferro e di carbone) di
            quanti non ne potesse disporre da sola l'Italia" (13).
                Fu  a  fronte  di  questa  tradizione  storiografica,  qui  solo  sommariamente
             richiamata, che va letta l'opera successiva di Renzo De Felice.



                (12)  Ruggero Zangrandi, Il lungo viaggio attraverso il fascismo  (1947), Milano, Feltrinelli,
             1962,p.53,54, 56,57.
                (13)  Enzo Santarelli, Storia  del  movimento e del regime  fascista,  Roma,  Editori  riuniti,
             1967, p.  165-167.
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