Page 229 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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CHI HA STUDIATO IL "CONSENSO" ALLA GUERRA D'ETIOPIA? 211
Ma, come non di rado avviene nello studio storico della comunicazione di
massa, l'attenzione degli storici è andata prima e soprattutto all'emissione più
che alla ricezione della propaganda. Ripetendo il titolo del volume di Canni-
straro, potremmo dire che sono stati studiati i reparti della "fabbrica del con-
senso" molto più che l'opinione e il sentimento pubblico degli italiani (per
quanto qui interessa, riguardo alla guerra d'Etiopia). Se ne ha una testimonian-
za ripercorrendo cosa le maggiori generali hanno scritto in specifico sullo
snodo del 1935-36.
Contrariamente a quanto De Felice avrebbe in più di un'occasione accreditato,
non c'è stata da parte degli storici una rimozione del tema del sostegno popolare
che il regime aveva saputo costruirsi nel torno dei mesi precedenti la guerra e
soprattutto durante il conflitto. Gli accenti sono stati diversi ma non c'è opera
generale che non abbia accreditato al regime questa capacità di mobilitazione: sem-
mai, c'è da chiedersi su quali basi e su quali studi specifici ciò sia stato fatto.
Ad esempio, Giampiero Carocci non ha negato il consenso. Piuttosto ne ha
cercato le ragioni: "occorre precisare, però, che, se non erro, si trattava di (per il
periodo anteriore alla guerra d'Etiopia) di un consenso fatto non tanto di parteci-
pazione consapevole ed attiva quanto di apatia e di indifferenza, di un consenso
che si manifestava come tale soprattutto perché in ribasso era l'opposizione anti-
fascista. È difficile supporre che un regime politico, qualunque esso sia, possa
riscuotere un consenso attivo ed entusiasta in un'epoca di crisi economica".
Il tentativo mussoliniano del '35 -'36 era "col prestigio di una guerra vitto-
riosa, di rendere attivo ed entusiasta il consenso, fino allora, per così dire, passi-
vo e del regime nel paese ( ... ) I.:operazione propagandistica, già tentata al tempo
della guerra di Libia ("La grande proletaria si è mossa"), riuscì perfettamente a
Mussolini" (21). •
Dal canto suo, nella Storia d'Italia che porta la sua firma, Ernesto Ragionieri
avrebbe anzi scritto che "corrisponde senza dubbio alla realtà che il regime fascista
raggiunse nel corso della guerra d'Africa e con la proclamazione dell'Impero il
punto più alto del consenso all'interno della società nazionale. Non solo vi fu que-
sta volta l'adesione piena e senza riserve della Chiesa e delle classi dirigenti, né si
produsse soltanto una breccia presso alcuni settori dell'antifascismo sensibili al
motivo dell'union sacrée o al mito della "nazione proletaria". Vi fu una larga ade-
sione delle masse popolari e anche di quegli strati di esse che erano rimasti estra-
nei al coinvolgimento nel quadro del regime reazionario di massa ( ... ) anche nelle
grandi città operaie del Nord le masse lavoratrici parteciparono con convinzione,
(21) Giampiero Carocci, Storia d'Italia dall'Unità ad oggi, Milano, Feltrinelli, 1975,
p.287-288.

