Page 226 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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il regime fascista e, in sostanza, anche per Mussolini il momento del maggior
consenso e della maggiore solidità") a contribuire a creare sorpresa, dubbi e
critiche C L5 ). Nell'ambito di tali critiche osserviamo semmai che, pur nella
quantità delle reazioni negative a questo specifico e maggiore punto dell'inter-
pretazione defeliciana, sfuggì ai critici il fatto che in quello stesso volume De
Felice compiva un'altra e diversa operazione, sia pure su un punto in assoluto
minore ma qui per noi non meno interessante: egli infatti indicava la debolez-
za, la contraddittorietà e persino la superficialità del consenso specificamente
ottenuto dal regime nei mesi della guerra d'Etiopia. Nel mentre cioè che pole-
micamente e in maniera esplicita prendeva le distanze dalla storiografia di più
diretta derivazione antifascista e mentre si avviava inutilmente a fare del con-
senso un feticcio, contribuiva però assai utilmente a smontare uno degli effetti
postumi della propaganda del regime proprio precisando e ridimensionando lo
specifico consenso del 1935-36. Annotava e ammetteva infatti De Felice che
"nei primi mesi del '35 le reazioni dell'opinione pubblica furono però diverse
( ... )" dal consenso successivo: una realtà che quindi "certo era diversa da quel-
la che veniva prospettata dalla propaganda del regime e che spesso è stata
recepita anche dagli storici".
E a tal scopo citava casi di renitenza, espatrio clandestino, vociferazioni,
disfattismo, panico, diffusione di mani festini a stampa a carattere chiaramente
pacifista: "e che questi casi non fossero episodici ma rispondessero ad uno stato
d'animo abbastanza diffuso ci pare climostrato" (e faceva qui riferimento, oltre
che alle "numerose tracce che ne sono rimaste nelle carte cii polizia e persino nei
documenti diplomatici", a due importanti documenti di Senise e Farinacci). Il pas-
saggio "da questo stato d'animo cii preoccupazione e di timore a quello di entusia-
smo patriottico e di esaltazione nazionalistica", che nel senso comune storiografi-
co è stato definito "consenso", fu quincli più tardo e più limitato rispetto all'intera
clurata clella guerra (anche se poi discutibilmente De Felice giudicava le adunate
oceaniche ciel 5, del 9 e del 24 maggio "certo le più grandiose e spontanee di tutta
la storia ciel fascismo") (16).
Nel frattempo però, e non solo nelle istanze più divulgative, De Felice
aveva iniziato a fare del consenso quasi una categoria dello spirito e a suo dire
(15) Renzo De Felice, Mussolini il duce, t. I, Gli anni del consenso 1929-1936, Torino,
Einaudi, 1974, p. 55. Non mancano comunque contraddizioni interne allo stesso lungo testo
("gli ultimi Illesi del '35 e la prima metà del '36 videro il popolo italiano stretto attorno a
Mussolini e al regime cOllle non mai, in una sorta di esaltazione e entusiasmo collettivi").
[vi, p. 616.
(16) Ivi, p. 616, 617, 621, 705. Corsivo nostro.

