Page 225 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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CHI HA STUDIATO IL "CONSENSO" ALLA GUERRA D'ETIOPIA? 207
De Felice fu estremamente accorto nell'appropriarsi, ridefinire, sviluppare,
dare un taglio ed una cronologia nuovi al tema del consenso. Ovviamente,
anche per lui il consenso del 1935-36 rappresentava una spia di un più vasto e
duraturo consenso che il regime avrebbe raccolto fra gli italiani.
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Fu così che il consenso divenne uno dei cardini della interpretazione defeli-
ciana del fascismo, un punto su cui De Felice insisté spesso e polemicamente, al
punto da finire per farlo ritenere da altri interscambiabile con quella interpre-
tazione e solo ad essa adattabile. Ma lo storico reati no non aveva coniato una
moneta nuova e tutta sua.
Peraltro, il tema venne maturando nei suoi scritti e nei volumi della sua
biografia mussoliniana con lentezza e non senza selezioni, oscillazioni o svolte.
Nella prima edizione delle sue Interpretazioni del fascismo del 1969 non
viene dato al tema una rilevanza particolare (per fare solo un esempio, lo scritto
di Trentin viene relegato in una nota a pie' di pagina e ridotto ad "applicazione
puntuale" dello schema interpretativo della "reazione borghese"). In una sua
successiva edizione, anche grazie all'avvenuta pubblicazione delle Lezioni da
Mosca, il tema si affaccia nel suo commento delle pagine di Togliatti, pur rima-
nendo ai margini della sua personale interpretazione. In questa riedizione anzi
delle Lezioni di Togliatti avrebbe scritto che "esse sono del massimo interesse
( ... ) offrono più di una volta un modello metodolo-gico che può benissimo esse-
re applicato anche ad una ricerca di tipo storiografico e non solo ad un'analisi
politico-pratica "(14).
Fu quindi solo nel tomo edito nel 1974 della biografia di Mussolini che come
è noto quel tema, non enfatizzato sino a pochi anni prima, divenne il fulcro
dell'intera narrazione. Lo divenne senza un'esplicitazione piena dei debiti con-
tratti dallo storico con la tradizione storiografica dalla quale lo aveva ripreso (per
quanto tale derivazione appaia oggi ovvia). Né Trentin né Togliatti né altri furo-
no citati come ispiratori: e se un riferimento alla tradizione antifascista c'era, esso
divenne critico, o persino accusatorio.
Non basta a spiegare o a legittimare questo comportamento il fatto che De
Felice ridefiniva cronologicamente il problema del consenso, spostandone
all'indietro la data del suo apice. D'altra parte, per la storiografia che dichia-
ratamente si ispirava alle grandi interpretazioni dell'antifascismo, fu invece
proprio questa retrodatazione del climax del consenso dal 1935 -36 addirittura
al 1929 e agli anni successivi alla grande crisi ("il quinquennio '29-'34 fu per
(14) Renzo De Felice, Le illter/Jretaziolli del fascismo, Bari, Laterza, 1969, p. 203, 215
e 216. La prima edizione era del 1969, la terza (quella ampliata) del 1971, la sesta del 1975.

