Page 220 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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relazione o quanto meno un volume è stato messo in cantiere. Ma non si potrà
non osservare che, forse, arriverà a settant'anni dall'evento: un conflitto, peral-
tro, vinto dalle forze armate italiane. Al confronto fecero meglio gli storici in
divisa a proposito delle guerre perse del Risorgimento, le cui relazioni ufficiali
arrivarono cinquanta-sessant'anni dopo le ostilità, e persino a proposito della
disfatta di Caporetto per la quale, allo scoccare del mezzo secolo, risultava pub-
blicato il volume relativo nella grande relazione sulla Grande guerra.
Pur fra tali difficoltà, si cercherà di fermare l'attenzione su tre questioni, o
quesiti, attorno a questo "consenso" alla guerra d'Etiopia (2), un consenso affer-
mato, ricordato o presupposto ma poco o mai studiato. Le tre questioni prescelte
sono le seguenti: 1) fu il tema del "consenso" del 1936 - entrando subito in
media res - un'esclusiva proprietà storiografica di Renzo De Felice? 2) sulla base
di quanto conosciamo, fu questo "consenso" la "vetta" del consentimento degli
italiani al fascismo? 3) quale quota di questo "consenso" andò alle forze armate?
È evidente che il problema del "consenso" alla dittatura mussoliniana non si
limita al 1935-36. Qui ci si soffermerà però su questo biennio delicato e decisivo
trattandosi pur sempre - secondo quanto ritiene il senso comune storiografico - la
"vetta" di tutta la vita ventennale della popolarità ottenuta da questo regime rea-
zionario di mobilitazione delle masse. Ripetiamo che più che chiedersi se vi fu con-
senso, ci pare più produttivo interrogare gli studi disponibili su quale tipo di con-
senso il regime avrebbe mobilitato. Precisiamo infine che, per ragioni di spazio, ci
limiteremo ad un esame delle opere - peraltro numerose e, nel corso del tempo, di
vario orientamento - che hanno studiato il fascismo italiano a livello generale e
nazionale: per ragioni di spazio è impossibile fare altrimenti. (Anche se siamo con-
vinti che una rassegna completa degli studi di storia locale sulle articolazioni regio-
nali e locali del fascismo potrebbe arricchire, sia pur confermandola, l'analisi.)
Alle origini dello studio del "consenso" del 1935-36
Il tema del consenso non fu un'invenzione o una proprietà intellettuale esclu-
siva di Renzo De Felice: non poteva né poté esserlo. Coloro che hanno studiato
la biografia intellettuale e storiografica dello studioso reatino, fra i quali spicca il
nome di Emilio Gentile(3), lo hanno accennato. Ma è qui necessario rimarcare e
precisare meglio il punto, come lo è datare meglio se e quanto il tema sarebbe
divenuto "scomodo" per la storiografia italiana.
(2) Per la quale ci permettiamo di rinviare a Nicola Labanca, Oltremare. Storia
dell'espansione coloniale italiana, Bologna, Il Mulino, 2002.
(3) Cfr. Emilio Gentile, Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio, Roma-Bari,
Laterza, 2003.

