Page 223 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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CHI HA STUDIATO IL "CONSENSO" ALLA GUERRA D'ETIOPIA? 205
regime quanto piuttosto tentava di comprenderlo con i ferri dello storico, cioè
differenziandolo cronologicamente. Proprio a proposito del consenso (Chabod
non scansava il termine) del tempo della guerra d'Etiopia egli scriveva che "in
un primo momento, quando la questione etiopica sembra ridursi a un puro
fatto di espansione coloniale, l'atteggiamento della grande maggioranza
dell'opinione pubblica italiana è di indifferenza e persino di ostilità". In segui-
to, "a un certo momento", a rendere "popolare una guerra che altrimenti non
lo sarebbe mai stata, fu un grave errore inglese. Mi riferisco alla minaccia eser-
citata in modo diretto nel Mediterraneo dalla flotta inglese (settembre 1935)
[che] operò un cambiamento nei sentimenti dell'opinione pubblica, che perse
di vista l'Etiopia e credette che la stessa Italia fosse minacciata dall'Inghilterra".
Solo in seguito "alla proclamazione dell"impero' (maggio 1936)", l'evoluzione
del sentimento pubblico mutò ancora. Ma il mutamento non sarebbe durato a
lungo: dall'impero non venivano al Paese vantaggi concreti e in quest'ultimo
atto "ora ogni speranza scompare del tutto". Il regime, in fondo, non si sarebbe
più ripreso: "Nel 1939 il consenso non esisteva ormai più; ora anche il presti-
gio del capo e del regime crolla. Il fascismo cadrà a pezzi, come un congegno le
cui molle sono spezzate" (IO).
Già allora vi era quindi attenzione al punto. Che non era assente, peraltro, né
dalle pagine polemiche di un Cusin, né dalla prima sintesi di Salvatorelli e Mira (11).
La presenza (o quanto meno l'affacciarsi) del tema nei lavori degli storici
degli anni Quaranta-Cinquanta non comporta che successivamente esso sia
scomparso dall'attenzione degli antifascisti. Fra coloro che scrivono fra la fine
della guerra e i primi anni Sessanta, è possibile fare due esempi indicativi. Fra i
memorialisti potrebbe essere fatto il nome di Ruggero Zangrandi, che al tempo
della guerra per l'Etiopia era poco più che un ragazzo e che, nelle pagine del suo
Viaggio, proprio nell'atmosfera eccitata successiva al 1935-36 cercava (anche
troppo autocriticamente) le radici della ribellione dei migliori della sua genera-
zione. La guerra per l'Etiopia "non fu accolta con ostilità dalla maggioranza
degli italiani ( ... ) la massa del popolo e i giovani accolsero l'iniziativa con since-
ro entusiasmo ( ... ) non si ebbero, dunque, reazioni negative apprezzabili. Anzi,
quando fu montata dalla propaganda la ridicola beffa delle "inique sanzioni"
decretate dalle potenze plutocratiche, il risentimento della gente semplice fu
autentico e l'avvicinò al fascismo".
(lO) Federico Chabod, L'Italia cOI/temporanea (1918-1948), Torino, Einaudi, 1961,
p. 92, 93,100.
(11) Cfr. Luigi Salvatorclli, Giovanni Mira, Storia d'Italia nel periodo fascista, Torino,
Einaudi, 1954.

