Page 230 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            se  non  con  entusiasmo,  alla  campagna  imbastita  dal  regime,  e negli  stessi  centri
            proletari,  nei  quali  la  tradizione  socialista  e l'organizzazione  comunista avevano
            conservato caratteristiche di massa, le avanguardie rivoluzionarie avvertirono per la
            prima volta la stretta dell'isolamento "(22).
               Persino uno storico la cui sensibilità era presentata spesso come agli antipodi
            di  quella defeliciana come Denis Mack Smith avrebbe scritto:  "quanto agli  effetti
            interni, la guerra di  aggressione,  lungi  dal provocare smarrimento, si  risolse  in un
            enorme successo di opinione pubblica "(23).
               In parallelo, un autore oggi dimenticato ma i cui volumi sulla storia dei prole-
            tari senza rivoluzione avevano l'ambizione di interpretare il sentire di settori allo-
            ra non secondari della  società e della gioventù italiane, come Renzo  Del  Carria,
            non spese  una  riga  per  negare  che  un  consenso  non  c'era stato:  al  massimo
            elencò in una nota (ma senza indicazione delle fonti)  episodi di dissenso (24).
               Le  citazioni  ora  riportate  ci  paiono  ancora  più  importanti  se  si  pensa che
            sono estratte  da  opere  in  genere  edite  in  contemporanea  o  immediatamente  a
            seguito dell'uscita del volume di De Felice sugli anni del consenso. Esse dimostra-
            no che il tema, certo con accenti diversi, circolava a quel tempo nella storiografia
            italiana più generale e non era proprietà esclusiva di alcuno.
               In verità il  problema per questa storiografia è consistito nel fatto che purtrop-
            po la  ricerca  non  è stata  portata avanti  e  che  gli  spunti  contenuti  in  più  opere
            (compresa  quella  stessa  defeliciana)  non  sono  stati  approfonditi.  Anche  nelle
            opere generali edite nella seconda metà degli  anni Settanta, negli anni Ottanta o
            Novanta, quindi, non sono mancati riferimenti al tema del consenso:  il problema
            è consistito nel fatto che quei riferimenti sono stati sempre più stanchi e ripetitivi
            e sempre meno sostenuti da ricerche specifiche, come se  si  trattasse  di  una que-
            stione già  nota  ed esaurita e non, come  invece  era,  di  un  capitolo  da esplorare
            con ricerche di storia sociale, delle mentalità, locale.
               Al  principio  degli  anni  Ottanta,  nel  volume  relativo  al  fascismo,  Giorgio
            Candeloro  mette  ad  esempio  l'accento  sul  fatto  che,  all'altezza  della  guerra
            d'Etiopia, "questa propaganda ebbe un effetto molto notevole e riuscì a suscita-
            re  una  serie  di  manifestazioni  a  favore  del  governo  che  culminarono  nella
            famosa giornata della fede  del 18  dicembre 1935 ( ... ) per il  regime  fu  un gran-
            de  successo  propagandistico  e  politico,  che  fu  clamorosamente  esaltato  come



               (22)  Ernesto Ragionieri, La storia politica e sociale,  in Storia d'Italia, voI.  IV, Dall'Unità
            a oggi, t.  III, Torino, Einaudi, 1976, p. 2249 e 2251.
               (23)  Denis Mack Smith, Le guerre del duce, Roma-Bari, Laterza, 1976, p. 102.
               (24)  Piero Del Carria, Proletari senza rivoluzione, Milano, Oriente, 1966, p. 95.
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