Page 235 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 235
CHI HA STUDIATO IL "CONSENSO" ALLA GUERRA D'ETIOPIA? 217
Non sorprende che, anche sul punto del consenso alla guerra d'Etiopia, più
sensibile ad uno sviluppo e al tempo stesso ad una presa di distanze dalle tesi di
De Felice sia stato uno studioso come Emilio Gentile. Un contributo a capire a
cosa gli italiani avrebbero espresso consenso era venuto infatti da Gentile proprio
negli studi nei quali - precisando via via l'importanza in generale della mobilita-
zione, la complessa liturgia della "religione civile" del fascismo (33) e della sua
"via italiana al totalitarismo" - egli aveva dissezionato le componenti dell'ideolo-
gia fascista. "Mito e organizzazione, secondo noi, furono le componenti essenzia-
li e complementari della politica di massa del fascismo e del suo sistema
politico" (34), Gentile ha scritto (sebbene avrebbe fatto meglio aggiungendo ed
esplicitando il ruolo della violenza e della repressione del dissenso). In particola-
re, chiedendosi a cosa consentissero gli italiani, egli aveva districato le compo-
nenti del "complesso coacervo" dell'ideologia del regime: fra l'altro proprio
riguardo alla distinzione fra nazione e impero.
"Ai fascisti, la dimensione nazionale appariva troppo angusta per poter costituire
l'orizzonte massimo delle loro ambizioni rivoluzionarie ( ... ) Il mito dell'impero,
come centro irradiatore di una civiltà universalistica, nel fascismo non era
un'improvvisazione propagandistica collegata alla conquista dell'Etiopia, ma era
un mito presente fin dai primi tempi del movimento ( .. ) che aspirava non solo
all'espansione territoriale ma a diffondere nel mondo la luce di una nuova civiltà.
Non era concepibile una grande nazione moderna senza volontà di potenza
imperiale capace di creare una civiltà universale, come lo era stata la romanità, e
di attrarre nell'orbita di questa civiltà le altre nazioni ( ... )".
Per tale ragione, alcuni dei teorici fascisti si spingevano a "estrapolare le linee di un
progetto italiano di Nuova Europa che, facendo perno sull'idea del primato italia-
no nella costruzione della Nuova Civiltà, indicava la via per il supera mento del
nazionalismo di potenza dei singoli stati nazionali, in una dimensione europeistica,
che non poteva più essere ordinata in alcun modo sul principio egualitario delle
nazionalità e degli Stati nazionali, tutti parimenti intangibili nella loro sovranità ed
integrità ( ... ) veniva prefigurato ( ... ) un imperialismo di nuovo genere ( ... ).
In tal modo il fascismo riteneva di superare l'imperialismo tradizionale del domi-
nio e dell'asservimento con l'idea della comunità imperiale, in cui piccoli Stati e
nazioni avrebbero dovuto volentieri associarsi per ruotare nell'orbita di una
(33) Cfr. Emilio Gentile, Il w/to del littorio. Sacra/izzazione della politica nell'Italia
fascista, Roma-Bari, Laterza, 1993.
(34) Emilio Gentile, La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime
fascista, Roma, La nuova Italia scientifica, 1995, p. BI.

