Page 238 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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220 NICOLA LABANCA
Tirando una conclusione generale, l'impressione è che le opere di sintesi
abbiano presupposto, o dato per scontato, il consenso più che studiarlo vera-
mente. Non pochi storici, anche degli ultimi decenni, hanno continuato a vede-
re le dimensioni del consenso non quali esse furono ma quali il regime aveva
desiderato che fossero (o, all'opposto, quali gli antifascisti avevano temuto che
potessero diventare).
Per un verso, anche se con accenti differenti, praticamente tutte le opere
generali degli ultimi tre decenni hanno rifiutato la retrodatazione del consenso
tentata da De Felice nel 1974. Per un altro verso, esse hanno ripetuto che fu al
tempo della guerra d'Etiopia che il regime costruì ed ottenne l'apice della propria
popolarità. Purtroppo, quest'ultima affermazione è ad oggi documentata per la
sua prima parte (la costruzione e la propaganda) ma viene accettata senza veri e
propri studi specifici per la seconda parte relativa all'ottenimento del consenso,
della cui tipologia, cronologia e geografia poco continua ad essere detto.
Ricerche fatte e da farsi
Constatare questo non vuoi dire sostenere che niente è stato fatto, né intende
fornire una visione immobile della storiografia italiana.
Ché anzi proprio a partire dalla seconda metà degli anni Settanta e poi negli
anni Ottanta e Novanta contributi fondamentali sono giunti sul tema della
costruzione di quell'apparato di propaganda e di repressione finalizzato a creare
le condizioni del consenso e della accettazione del regime da parte degli italiani.
Seguendo proprio gli spunti offerti dalla letteratura antifascista, è stato studiato
l'operare delle varie istituzioni repressive e di controllo, della stampa e dei
media durante l'intero ventennio e soprattutto nel 1935-36. In un saggio magi-
strale, Mario Isnenghi ha dimostrato con quale abilità era stata orchestrata la
presentazione della guerra da parte del maggiore quotidiano italiano (41).
Più specificamente, un eccezionale contributo alla storia dei meccanismi
della propaganda coloniale è stato offerto eia Aelolfo Mignemi, che ha parlato
non a caso eli "immagini coordinate" (42). Nel frattempo Angelo Del Boca
aveva ricostruito tutta la vicenda dell 'ultima anacronistica guerra eli conquista
(41) Cfr. Mario Isnenghi, Il radioso maggio africano del Corriere della sera, ora in Id.,
Intellettuali militanti e intellettuali funzionari. Appunti sulla cultura fascista, Torino,
Einaudi, 1979.
(42) Cfr. Adolfo Mignemi (a cura di), Immagine coordinata per un impero: Etiopia 1935-36,
Forma, Torino 1984.

