Page 243 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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CHI  HA STUDIATO  IL  "CONSENSO" ALLA  GUERRA  D'ETIOPIA?             225


       Quale eredità per le forze armate
           Chiarito il quadro storiografico, rimane il terzo dei tre quesiti che ci siamo posti,
       quello cioè su quale quota di questo "consenso" per la guerra d'Etiopia - di qualun-
       que tipo fosse  e qualunque durata esso ebbe - andò alle forze  armate che quel con-
       flitto combatterono e vinsero. Anche qui gli studi mancano e possiamo solo sperare
       che la Relazione ufficiale si occuperà anche di  queste tematiche.  eimpressione è che
       fu il fascismo e non le forze armate ad avvantaggiarsi di un simile "consenso".

           È obbligatorio parlare di  impressione perché,  pur trattandosi della prima vera
       guerra del  fascismo  (una guerra peraltro vinta),  né  Renzo  De Felice  né altri fra gli
       autori sopra menzionati si sono direttamente posti tale interrogativo. Il tema è stato
       considerato  d'interesse  settoriale e  solo  gli  storici  militari  se  ne  sono interessati.
       Una  risposta si  ha dal  complesso degli  studi disponibili  sul  rapporto fra  militari  e
       fascismo, e in particolare da quelli di Giorgio Rochat (che purtroppo, pur occupan-
       dosi da più tempo di ogni altro storico italiano della storia militare del fascismo(49),
       non è stato invitato a relazionare al  convegno  da  cui  la  presente pubblicazione di
        atti prende le mosse).
           Comunque sia, le forze armate trassero vantaggio, nella loro popolarità, dalla
       guerra  d'Etiopia?  Non  parrebbe,  o  perlomeno  non pare  ne  trassero  in  maniera
       significativa.  Il  massimo  dello  sforzo  militare  del  regime  venne  presentato dagli
        organi  di  comunicazione come  un successo  di  Mussolini e  del  fascismo,  un suc-
       cesso  fascista.  Nella  propaganda a vincere la  guerra fu  il  regime,  più delle  forze
        armate. AI  confronto di  Mussolini, né Badoglio né lo stesso Graziani pare trasse-
        ro un vantaggio di immagine pubblica paragonabile.
           Ciò  avvenne  nonostante  si  fosse  trattato di  una guerra tutto sommato breve,
        ma combattuta lontana dal territorio nazionale e in imprevedibili scacchi eri colo-
        niali:  una guerra impostata e combattuta con larghezza di mezzi, una guerra nazio-
        nale, qualcosa di più delle tradizionali e limitate operazioni all'Oltremare che, con
       poco  rischio,  erano  solite essere  applaudite  dalle  opinioni  pubbliche  nazionali
       delle potenze europee.



           (49)  Per un  promemoria cfr. Giorgio Rochat, L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mus-
       solini (1919-1925), Bari,  Laterza,  1967; Id., Militari e politici nella preparazione della campa-
       gna d'Etiopia.  Studio e documenti  1932-1936, Milano, Angeli,  1971; Id., L'esercito e il  fasci-
       smo,  in Fascismo e società italiana,  Torino, Einaudi,  1973; Piero Pieri, Giorgio Rochat, Pietro
        Badoglio, Torino, Utet,  1974; Giorgio Rochat, Giulio Massobrio, Breve storia dell'esercito ita-
       liano  dal  1861  al  1943, Torino,  Einaudi,  1978;  Giorgio  Rochat,  Itala  Balbo,  Utet,  Torino
        1986; Id., L'esercito italiano in pace e in guerra.  Studi di storia militare, Milano, Rara,  1991.
           Ma non diversamente hanno ritenuto autori fra  loro diversi come Lucio  Ceva, Le forze
       annate, Torino,  Utet,  1981; e  Filippo  Stefani,  La storia  della  dottrina  e  degli  ordinamenti
       dell'esercito italiano, 3 voli.,  Roma, Stato maggiore dell'esercito. Ufficio storico, 1984-89.
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