Page 244 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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                Da dove è tratta tale impressione, cioè su cosa si misura il consenso e la popola-
             rità delle forze  armate? Da varie fonti.  Disponiamo ormai di  lettere, rapporti, varia
             documentazione e persino qualche fonte orale che ci  parla del  morale dei  combat-
             tenti e del Paese che li  attende.  Da ricerche e studi sulla guerra e sulla sua comuni-
             cazione  ad  esempio  attraverso  la  stampa  sappiamo  dell'enfasi  posta  dal  regime
             sull'opera svolta dalla Milizia volontaria di  sicurezza nazionale:  un'opera incompa-
             rabilmente  minore  rispetto  a  quella  svolta  dalle  forze  armate  regolari,  eppure
             straordinariamente esaltata.  Immagini,  fotografie  e  resoconti  delle  manifestazioni
             per la  partenza delle truppe - e, quando furono svolte, per il  loro ritorno - parlano
             del  ruolo importante,  nel  rapporto fra  forze  armate e  fascismo,  svolto in  esse  dal
             partito fascista.  Infine a livello politico più generale è incontestabile che fu  il  duce e
             non le forze armate, fu  Mussolini e non Badoglio a stare al centro delle celebrazioni
             per la  proclamazione dell'Impero.  Va  peraltro aggiunto  che  la  divisione  fra  Bado-
             glio  e Graziani indebolì la tradizionale immagine di  compattezza delle  forze  arma-
             te:  senza per questo sostituirvi nessun'altra icona, foss'anche quella più dinamica di
             strumento fascista  della guerra di  rapido corso. Non sarebbe finito lì:  dopo l'Africa
             orientale a peggiorare l'immagine delle forze armate venne la Spagna che, al  di là di
             Guadalajara, avrebbe oscurato e sperperato il  capitale di  fiducia - e non solo quello
             - comunque accumulato dalle forze annate in Africa ( 50 l.
                Cesercito  tradizionale  di  Badoglio  aveva  vinto  quella  "grande" guerra  africana
             che la  piccola armata immaginata dal  fascista  De  Bono aveva  rischiato di  perdere (o
             quanto meno di non vincere nella forma e nei tempi voluti da Mussolini). Ma non fu
             l'esercito  regolare  a  l'accoglierne  i frutti:  bensì  il  regime,  il  fascismo,  il  duce  che
             quell'esercito sembrava avessero  forzato  e condotto alla vittoria.  Cesercito perse con
             il  1935-36 non poco anche della sua vecchia  immagine di  autonomia, un'immagine
             che veniva dalla condotta e dal risultato del 1914-18: la perse perché si era sottomes-
             so a combattere una guerra chiaramente fascista  quale era stata quella per l'Etiopia.
                In conclusione l'impressione è che le forze armate vinsero la guerra ma, nel li n-
             guaggio  del  marketing,  persero  la  pace  avendo  perso  il proprio brand,  il  proprio
             marchio e qualcosa della propria immagine nel tempo di pace. Vinsero militarmen-
             te  in  Etiopia  ma  persero politicamente  in  Italia.  Vinsero  forse  qualche  briciola  di
             consenso in alcuni dei pochi mesi  della guerra, ma persero - nell'immaginario degli
             italiani - ogni capacità condizionante nei confronti del regime e di Mussolini.
                Le  forze armate dovettero attendere il  colpo del 25  luglio  1943  per recupera-
             re  - in  circostanze  non  meno  contraddittorie,  a  ruota  della  monarchia  e  dopo
             una guerra persa - un proprio autonomo profilo e un qualche consenso.


                 (5 O)  Ne  abbiamo  fatto  qualche  cenno  nel  nostro  Nicola  Labanca,  Guerre,  eserciti  e
             soldati, in Massimo Firpo, Nicola Tranfaglia, Pier Giorgio Zunino (diretta da), Guida all'Italia
             cOI/temporanea  1861-1997, val.  II,  Politica e società,  Milano, Garzanti,  1998. Cfr.  anche,  per
             un saggio della storiografia piil recente, Nicola Labanca, L'istituziolle militare in Italia.  Politica
             e società, Milano, Unicopli, 2002.
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