Page 242 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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224 NICOLA LABANCA
sapeva che un regime come quello fascista non poteva essere abbattuto facil-
mente: ma non mancava alla metà degli anni Trenta chi pensava che, a seguito
dei problemi affrontati anche dall'economia italiana in coincidenza ed a segui-
to della Grande crisi, il Paese reale avrebbe finito per staccarsi dal regime. E
invece, a ripetere il "miracolo" dell'allineamento patriottico e dello sciovini-
smo imperialista, venne la guerra d'Etiopia con quel suo "consenso". Forse,
poiché si aspettavano più dissenso, gli antifascisti videro anche più consenso di
quello che in realtà pure percorreva il Paese (anche se non per molto). Un'inci-
dentale ma rivelatrice ammissione di questa sensazione diffusa la si trova in
uno scritto più tardo di Giorgio Amendola: "Quanto più si erano nutrite, nella
seconda metà del 1935, speranze eccessive di prossimo crollo, tanto più la
delusione fu cocente" (48).
Una ricerca dettagliata e articolata, geograficamente e socialmente, sareb-
be insomma quanto mai opportuna. En attendant, l'impressione è che il "con-
senso" ci fu ma che si limitò ad alcuni atti, ad alcuni momenti (settimane più
che mesi, forse, se incrociamo i documenti di De Felice con quelli della Cola-
rizi), ad alcune regioni e ad alcuni ceti. Non fu un anno radioso, per il regi-
me: non ci furono manifestazioni "spontanee" come nel maggio 1915, ché
anzi le carte documentano le preoccupazioni organizzative da parte del fasci-
smo, né d'altra parte ci furono coreografie organizzate come il nazismo sape-
va costruire a Norimberga. Molto del consenso fu forse dovuto ad un nazio-
nalismo "di risposta", dopo l'imposizione delle sanzioni, ma che rapidamente
sarebbe sfumato.
Fu tutto questo (o "solo" questo) la vetta del "consenso" degli italiani al
regime? La questione continua ad apparirci mal posta, a partire dall'uso di
quella stessa categoria interpretativa. A voler mantenere la terminologia alpini-
stica, più che una granitica Himalaya il consenso del 1936-36 ci appare oggi
(quando però ancora mancano studi specifici) una collina d'arenaria, quasi una
bassa e sabbiosa Mont Saint-Michel, rapidamente inabissatasi: una sorta di
illusione prospettica per il regime che Mussolini credeva di aver messo final-
mente "sul piano dell'Impero". Rimanendo in tema africano, forse si potrebbe
parlare di miraggio africano.
Ma si tratta di un'impressione, e la ricerca potrebbe iniziare da qui.
(48) E aggiunse, relativamente alla discussione interna all'antifascismo: ciò "finì con
l'aumentare un dibattito agitato e nervoso, corrosivo più chc autocritico". Giorgio Amcndola,
Storia del partito comunista italiano, Roma, Editori riuniti, 1978.

