Page 241 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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CHI HA STUDIATO  IL "CONSENSO" ALLA  GUERRA  D'ETIOPIA?              223


        settimane dalla proclamazione del  ritorno dell'Impero sui colli fatali  di  Roma -
        che  forse  è  davvero  opportuno che  gli  storici studino  seriamente e  su  tutte  le
        possibili fonti quale  consenso davvero ci  fu,  e per quanto tempo e presso  quali
        strati e in  quali regioni e paesi,  attorno alla guerra d'Etiopia.  Incalza ancora la
        documentazione  raccolta dalla  Colarizi,  ad  esempio,  relativa  a  città  rispettiva-
        mente come Roma,  Milano  e  Modena,  fra  giugno  1936 e  febbraio  1937:  "Le
        chiacchiere  dei  reduci  scontenti,  dei  militari  rimpatriati  e  privi  di  mezzi  che
        patirono  a  destra  e  a  manca  aiuti  e  sussidi  ( ... )  dal  nostro  Impero  giungono
        notizie  [niente]  affatto  tranquille che  impressionano non poco tutti e cioè  che
        continui combattimenti  vi  siano  con  i  ribelli  ( ... ) l'Impero sarebbe  una nuova
        delusione, un carico enorme per il  popolo italiano, che vi  profonderebbe tutti i
        suoi tesori per ricavarne un b\W  niente ( ... ) il  malcontento è specialmente diffu-
        so  tra  i volontari  reduci dall'  AO  che  dopo  tante  promesse  sono  in  gran  parte
        ancora disoccupati" (45).

            (E  a  conclusioni  non  dissimili  conduce,  nelle  pagine  relative,  il  volume  di
        Mimmo Franzinelli sull'Ovra (46).  Lavorando sulle carte del sistema repressivo,
        anche  dal  suo  volume  emergono  i  timori  e  le  voci  dissidenti,  al  tempo  della
        guerra d'Etiopia.)
            Ma allora,  in 'conclusione, di  quale consenso stiamo parlando?  Dove e quan-
        do esso fu  operante, e per quanto tempo, e su cosa?  Nonostante i costanti riferi-
        menti presenti nelle opere generali, a conti fatti non lo sappiamo.
            Non si  nega  qui  che  il  consenso  ci  fu.  Ma  ci  si  chiede  di  quale  tipo  fu,  e
        quanto durò.
            Ma  allora  perché  le  opere  generali  continuano  a  fare  riferimento  ad  un
        indifferenziato  consenso  popolare (47)?  L'impressione  è  che  non  pochi  degli
        storici  recenti  abbiano  seguito  le  sensazioni,  e  le  disillusioni,  degli  ambienti
        antifascisti  che  proprio  in  quei  mesi  del  1935-36  forse  si  aspettavano  (o,
        meglio, si  illudevano)  una reazione diversa da parte della popolazione italiana
        di  fronte  alla  politica  bellicistica  ed  espansionista  del  duce.  L'antifascismo



            (45)  Simona  Colarizi,  L'o!Jinione  degli  italiani sotto  il regime  1929-1943,  Roma-Bari,
        Laterz~ 1991,p. 136-139, 184, 186, 187, 188, 189, 191, 196,202,214,222,223.
            (46)  Cfr.  Mimmo  Franzinelli,  I  tentacoli dell'Ovra.  Agenti,  collaboratori e vittime della
        /JOlizia  politica fascista, Torino, Bollati Boringhieri, 1999.
            (47)  Merita  forse  di  essere  notato  chc  un'opera  programmaticamcnte  pcnsata  per
         "demolire" o quanto meno incrinare miti e luoghi comuni come quella di  Giovanni Belardel-
         li,  Luciano Cafagna, Ernesto Galli della Loggia, Giovanni Sabbatucci, Miti e storia dell'Italia
         unita, Bologna, Il  Mulino, 1999, non si  chic de quali fossero state le  dimensioni e la geografia
         del consenso al regime fascista.
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