Page 237 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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CHI HA STUDIATO IL "CONSENSO" ALLA GUERRA D'ETIOPIA? 219
distinzioni e continuare a differenziare una mobilitazione di tipo democratico da
una mobilitazione diretta e controllata dall'alto, senza nessuna possibilità di scel-
ta da parte dei soggetti manipolati, se non altro perché privati di alternativa ( ... )
non ogni gesto di adesione è consenso ( ... ) così come non ogni atto esteriore di
non adesione o di dissociazione è necessariamente dissenso o opposizione ( ... ) in
realtà consenso e opposizione rappresentano due categorie limite: la maggior
parte dei comportamenti individuali e di massa non è con tutta probabilità ascri-
vibile né all'una né all'altra delle due categorie, ma alla somma infinita dei com-
portamenti intermedi, che soltanto nelle loro espressioni più esplicite e radicali
assumono veramente la forma di consenso e di opposizione"(37).
È sulla base di tali promesse che, qualche anno più tardi, lo stesso Collotti ha
potuto scrivere che se "l'affermazione generalmente diffusa secondo la quale la
guerra d'Etiopia segnò il più elevato livello di consenso intorno al regime fascista
si deve in linea di massima sottoscrivere ( ... )
Naturalmente questo non significa che intorno al regime vi fossero consenso entu-
siastico e acclamazioni bellicistiche. Significa piuttosto che la propaganda era riu-
scita ad aggregare in sostegno positivo all'impresa coloniale gli stati d'animo della
maggioranza della popolazione, che andavano da una generica soddisfazione
patriottica sino all'aspettativa degli strati popolari più indigenti di trovare nella
nuova colonia gli sbocchi per il lavoro e per un'esistenza meno precaria che non
era possibile assicurare in patria. Certamente meno che all'estero fu percepito il
gap fra la vicenda coloniale, su cui ad uso interno aveva interamente puntato la
propaganda, e la minaccia che essa rappresentava per la pace in generale. Stordita
dalla propaganda, la popolazione plaudiva ( ... ) Che poi la condotta e l'esito vitto-
rioso della guerra esaltassero ulteriormente il consenso sino a confondersi in una
più generica e generale esaltazione di tipo bellicistico va da sé" (38).
In ogni caso quel consenso durò poco (39): lo ha ricordato anche Paul Cor-
ner, quando ha scritto che "vero è che la proclamazione dell'Impero nel 1936
parve andare proprio in quella direzione [del consenso], ma ciò che davvero
colpisce dell'entusiasmo di massa nei confronti dell'Impero non è tanto il
fatto che ci sia effettivamente stato, bensì che scomparve rapidissimamente,
nel giro di pochi mesi ( ... )" (40).
(37) Enzo Collotti, Fascismo, fascismi, Firenze, Sansoni, 1989, p. 52, 53, 54.
(38) Enzo Collotti (a cura di), Fascismo e politica di potenza. Politica estera 1922-1939, con
la collaborazione di Nicola Labanca e Teodoro Sala, Firenze, La nuova Italia, 2000, p. 247, 248.
(39) Cfr. Nicola Labanca, Oltremare. Storia dell'espansione coloniale italiana, cito
(40) Paul Corner, Consenso e coercizione. L'opinione popolare nella Germania nazista
e nell'Italia fascista, cit., p. 441.

