Page 234 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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radicali, moderati e mediatori e esposto alla tensione di chi voleva un fascismo
autoritario e chi invece un compiuto fascismo totalitario - concede poco spazio
alla guerra d'Etiopia e ancora meno al problema del suo ruolo nell'aumentare o
rafforzare un (e quale) consenso (3 I).
Nell'opera acuta e densa di riflessioni nuove di Salvatore Lupo il centro
dell'attenzione è il meccanismo della costruzione della politica e il grado di
rappresentanza che il regime riuscì a costruire. Il consenso quindi non sfugge
allo studioso, che anzi da esso parte: sviluppando le puntualizzazioni di Tranfa-
glia, Lupo suggerisce anzi che "più di consenso parlerei di nationbuilding, inse-
rimento nella vita pubblica delle classi umili della popolazione ( ... )". L'autore
depreca "l'imbarbarimento coloniale e razzista" tipico del fascismo e anzi deli-
nea "una relazione tra il revival colonialista e il razzismo che rappresenta la
nuova frontiera dell'ideologia fascista al passaggio della metà degli anni Tren-
ta". Così facendo infatti, "si voleva - scrive Lupo - costruire la razza italiana
( ... )" e se questo al regime non sembrava riuscito, e non sembrava riuscito
nemmeno dopo l'adozione delle leggi razziali, allora non restava che la guerra:
"la guerra rafforza la razza", avrebbe detto Mussolini nel 1937, e "alla fine, i
fautori di questo riarmo ideologico razzista, populista e guerriero non potero-
no non considerare il grande conflitto europeo che stava scoppiando nel 1939
come un evento salvifico, come l'occasione, affascinante e paurosa insieme, del
colpo finale acceleratore, della svolta definitiva ( ... ) [così] il fascismo fece la
guerra perché essa rappresentava l'unico possibile cemento di una rinnovata
opzione radicale, l'unica rivoluzione possibile e l'unica prova di compattezza
della nazione ormai l'i battezzata razza ( ... )".
Si tratta come si vede di considerazioni anche condivisibili ma che in un
volume centrato soprattutto ancora una volta sul primo decennio del fascismo,
sia pure dalla prospettiva nuova del rapporto fra centro e periferia, non modi-
ficano il dato di fatto che sul punto della guerra d'Etiopia e sulla tipologia e
sulla cronologia del consenso - si usi o meno tale categoria - non si faccia un
vero passo avanti (32).
(31) Alberto De Bct'nardi, Una dittatura moderna. Il fascismo come {Jroblema storico,
Milano, Bruno Mondaclori, 2001, p. 80, 82, 91, 102, 238 (sulla capacità del fascismo di
"generare consenso") e soprattutto 246 e 266 sgg. Nella voce consenso, organizzazione
del, di Laura Cerasi, in Il fascismo. Dizionario di storia, personaggi, cultura, economia,
fonti e dibattito storiografico, curato appunto da Alberto De Bernardi e Scipione Guarraci-
no, Milano, Bruno Moncladori, 1998, p. 228 sgg., la guerra d'Etiopia non è nemmeno
menzionata.
(32) Salvatore Lupo, Il fascismo. La politica il1 un regime totalitario, Roma, Donzelli,
2000,p.331,381,416,417,418.

