Page 239 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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CHI HA STUDIATO IL "CONSENSO" ALLA GUERRA D'ETIOPIA? 221
coloniale europea (43). Il ruolo centrale che non solo la stampa ma anche le espo-
sizioni o i musei antropologici e coloniali avevano giocato in quegli anni è stato
rischiarato (44). Più in generale un'ampia massa di studi è stata svolta a proposito
dell'organizzazione della propaganda nel fascismo degli anni Trenta, permetten-
do di capire meglio quanto grande fu lo sforzo del regime attorno al 1935-36.
(Uno sforzo, notiamo qui, che - visto dalla prospettiva della documentazione
offerta da De Felice sulla debolezza e provvisorietà del consenso durante e dopo
la guerra - dimostrerebbe non solo la forza ma anche i limiti dell'impatto della
propaganda di un regime totalitario.)
La storiografia italiana è stata quindi, sul punto qui discusso, nient'affatto
immobile. È d'altra parte vero che ha preferito concentrarsi, ancora una volta,
sull'emissione della propaganda più che sulla sua ricezione fra gli italiani.
Non sono mancati anche tentativi in tal senso, seppur assai più rari. In un
volume notevole per le fonti documentarie prescelte e per le ambizioni generali
anche se discusso nei suoi risultati, Simona Colarizi ha pensato di studiare l"'opi-
nione pubblica degli italiani" a partire dalle carte dei fiduciari fascisti e dalle rela-
zioni sull'ordine pubblico. In sé, a parte gli orientamenti dell'autrice, un tale stu-
dio non poteva non ricordare l'uso fatto da De Felice delle carte di polizia piutto-
sto e al posto dei documenti dell'antifascismo per captare lo spirito pubblico
sotto il regime. Inoltre, cosa vuoi dire quel "italiani" del titolo? Di quali italiani e
di quale regione, di quale ceto, di quale orientamento si parla? Ma, discussioni
metodologiche generali a parte, sul punto specifico del consenso italiano alla
guerra d'Etiopia il volume della Colarizi è di non poca utilità: nelle sue pagine è
possibile infatti trovare alcuni degli anelli della catena finora mancanti.
Infatti, cosa dicono i documenti scelti dalla Colarizi a proposito del rapporto
fra italiani e fascismo? Fra il 1929 e 1934, come avevano denunciato gli antifasci-
sti e come hanno ripetuto gli storici in disaccordo con De Felice, le crepe e le
prese di distanze sono più numerose del consenso: e qui Colarizi cita documenti
relativi tanto a città come Torino, Roma, Napoli e Bari quanto a realtà minori
come Bergamo, Pisa, Perugia, Pescara, Avellino, Andria, Cerignola e molte altre.
Per quanto concerne il 1935-36, il consenso non mancò ma - secondo la Colarizi
- fu cronologicamente e socialmente ridotto e, cosa non secondaria, fu debole
nelle principali città: qui la Colarizi riprende la già nota relazione di Senise ma
aggiunge molta altra documentazione. Le carte da lei studiate documentano una
(43) Cfr. Angelo Del Hoca, Gli italiani in Africa Orientale, 4 voI!., Roma-Bari, Laterza,
1976-84, e Id., Gli italiani in Libia, 2 voi!., ivi, 1986-88.
(44) Cfr. Nicola Labanca (a cura di), L'Africa in vetrina. Storie di musei e di eS1JOsizioni
coloniali in Italia, Pagus, Treviso, 1992.

