Page 240 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            .evoluzione delle relazioni  dei  federali  (quanto esse  riflettano il  sentimento  pub-
            blico,  come  abbiamo  detto,  è  problema  più  complesso)  abbastanza  notevole  e
            escludono  che  il  consenso  alla  guerra  fosse  stato  duraturo  e  generale.  Se  già
            sapevamo che Senise aveva definito "ancora non del tutto soddisfacente lo stato
            dell'opinione  pubblica  in  merito  all'ormai  sicura  campagna  militare  nell'Africa
            orientale"  nel  giugno  1935, leggiamo  ora che  "il  processo  di  convincimento è,
            comunque, graduale". A fine  agosto a  Roma si  parla di  "grande nervosismo ( ... )
            molti temono il  peggio". A Pistoia nel settembre 1935 c'è "apatia di alcune clas-
            si  della  popolazione" e a Torino, ancora alla fine del  mese, "mentre la prospetti-
            va  di  una guerra coloniale lasciava molti indifferenti o simpatizzanti ( ... ) la pro-
            spettiva  di  una  guerra  contro  l'Inghilterra  o  addirittura  europea  viene,  fuori
            dall'ambiente fascista,  giudicata come temeraria e apportatrice di  infiniti sacrifi-
            ci  e che verrebbe a sconvolgere paurosamente oltre che la  Nazione  forse  tutta la
            civiltà europea".
                Più  o meno nella stessa data, a Roma, i più  ottimisti  fra  gli  osservatori parla-
            vano solo di  "una discreta dose  di  necessaria  obbedienza" e la  comprensione dei
            motivi  della  guerra  era  da  loro  definita  "non  generale  né  profonda".  Mentre  a
            Firenze si  ricordava che "l'Italia è un  niente di fronte all'Inghilterra", delle mani-
           . festazioni  di  Milano  - celando  quasi  stupore - si  segnalava  che  "è stata anche
            notata una fitta colonna di intervenuti non appartenenti al  Pnf" (con il  che osser-
            vando quindi che la norma prevedeva il  contrario) ... Nell'ottobre a Trieste affio-
            rava  "un nervosismo  mal  celato  con  riguardo alle  complicazioni  ginevrine".  Ma
            non solo.  Persino in  una città come Milano,  agli  inizi del  1936, la  "maggioranza
            si  innervosisce  delle  lunghe  soste  nelle  operazioni  offensive  e  ne  trae  ragione  di
            preoccupazione e congetture di  difficoltà, opposte dal nemico, superiori a quelle
            che era lecito prevedere".
                A  dar  fede  a  queste  fonti,  insomma,  cronologia  e  geografia  del  consenso
             degli  italiani negli stessi mesi più caldi della guerra d'Etiopia uscirebbero abba-
            stanza  ridimensionate.  Utili  considerazioni  è  possibile  svolgere,  a  partire  da
             queste stesse  carte, anche sulle motivazioni  di  questo consenso ridimensionato.
             Riguardo allavorìo dell'opposizione, saranno state anche eccezione ed esagera-
             zioni  locali  quelle  che  facevano  dire  agli  organi  periferici  del  regime  che  a
             Pescara  fosse  stato  notato  "un  sensibile  risveglio  di  attività  e  di  propaganda
             comunista  fra  gli  operai"  e che a  Monfalcone  "tale propaganda  [avesse]  fatto,
             in  questi  ultimi  tempi,  molti  progressi,  tanto  che  la  maggioranza  degli  operai
             nutre  sentimenti  sovversivi".  Ma  il  fatto  che  analoghe  preoccupazioni  fossero
             riprese dal capo della  polizia Bocchini nel luglio 1936 in  una relazione a carat-
             tere  nazionale  ("Il  Ministero  ha  rilevato  in  questi  ultimi  tempi  un'intensifica-
             zione dell'attività del partito comunista nel Regno alla quale occorre corrispon-
             da eguale azione di  polizia, sia  preventiva sia  repressiva")  dà un'idea - a poche
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