Page 240 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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222 NICOLA LAI3ANCA
.evoluzione delle relazioni dei federali (quanto esse riflettano il sentimento pub-
blico, come abbiamo detto, è problema più complesso) abbastanza notevole e
escludono che il consenso alla guerra fosse stato duraturo e generale. Se già
sapevamo che Senise aveva definito "ancora non del tutto soddisfacente lo stato
dell'opinione pubblica in merito all'ormai sicura campagna militare nell'Africa
orientale" nel giugno 1935, leggiamo ora che "il processo di convincimento è,
comunque, graduale". A fine agosto a Roma si parla di "grande nervosismo ( ... )
molti temono il peggio". A Pistoia nel settembre 1935 c'è "apatia di alcune clas-
si della popolazione" e a Torino, ancora alla fine del mese, "mentre la prospetti-
va di una guerra coloniale lasciava molti indifferenti o simpatizzanti ( ... ) la pro-
spettiva di una guerra contro l'Inghilterra o addirittura europea viene, fuori
dall'ambiente fascista, giudicata come temeraria e apportatrice di infiniti sacrifi-
ci e che verrebbe a sconvolgere paurosamente oltre che la Nazione forse tutta la
civiltà europea".
Più o meno nella stessa data, a Roma, i più ottimisti fra gli osservatori parla-
vano solo di "una discreta dose di necessaria obbedienza" e la comprensione dei
motivi della guerra era da loro definita "non generale né profonda". Mentre a
Firenze si ricordava che "l'Italia è un niente di fronte all'Inghilterra", delle mani-
. festazioni di Milano - celando quasi stupore - si segnalava che "è stata anche
notata una fitta colonna di intervenuti non appartenenti al Pnf" (con il che osser-
vando quindi che la norma prevedeva il contrario) ... Nell'ottobre a Trieste affio-
rava "un nervosismo mal celato con riguardo alle complicazioni ginevrine". Ma
non solo. Persino in una città come Milano, agli inizi del 1936, la "maggioranza
si innervosisce delle lunghe soste nelle operazioni offensive e ne trae ragione di
preoccupazione e congetture di difficoltà, opposte dal nemico, superiori a quelle
che era lecito prevedere".
A dar fede a queste fonti, insomma, cronologia e geografia del consenso
degli italiani negli stessi mesi più caldi della guerra d'Etiopia uscirebbero abba-
stanza ridimensionate. Utili considerazioni è possibile svolgere, a partire da
queste stesse carte, anche sulle motivazioni di questo consenso ridimensionato.
Riguardo allavorìo dell'opposizione, saranno state anche eccezione ed esagera-
zioni locali quelle che facevano dire agli organi periferici del regime che a
Pescara fosse stato notato "un sensibile risveglio di attività e di propaganda
comunista fra gli operai" e che a Monfalcone "tale propaganda [avesse] fatto,
in questi ultimi tempi, molti progressi, tanto che la maggioranza degli operai
nutre sentimenti sovversivi". Ma il fatto che analoghe preoccupazioni fossero
riprese dal capo della polizia Bocchini nel luglio 1936 in una relazione a carat-
tere nazionale ("Il Ministero ha rilevato in questi ultimi tempi un'intensifica-
zione dell'attività del partito comunista nel Regno alla quale occorre corrispon-
da eguale azione di polizia, sia preventiva sia repressiva") dà un'idea - a poche

