Page 248 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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             della penisola, eccettuate Sevilla,  Cadiz e Zaragoza.  I pezzi della scacchiera sono
             tutti individuati:  "insorti"  (o  "ribelli" e  talora  "movimento militare-falangista");
             "truppe governative" (o  "soldati fedeli  al  governo"), ma anche "milizie operaie",
             "volontari del  fronte popolare" e talora "comunisti" (12).
                Salvo per qualche lampo fugace,  non è invece colta la dinamica che penso or-
             mai possa con buona approssimazione schematizzarsi come segue (13).  Prescindendo
             dai  34.000 professionisti  dell'esercito d'Africa ben controllati dall'ufficialità gol-
             pista, la rivolta di  circa 80.000 uomini delle tre forze armate (un  po' più di  metà
             del  totale), di  17.000 uomini della Guardia  Civil  (circa la  metà),  di  4.500 agenti
             della  Guardia  de  Asalto  (non  più  di  un  quarto)  e  di  metà dei  15.000 Carabine-
             ros(14)  è contrastata da  quel  che  resta  di  militare.  Le  milizie olJeraie  (o  più  pro-
             priamente sindacali) sono subito mobilitate dalla UGT a Madrid e dalla CNT-FAI
             a  Barcelona  benché  il  Governo  centrale  e  la  Generalità  catalana  preferirebbero
             non  ricorrervi.  Ma sia  quando  tale  ricorso  si  rivela  indispensabile  (come  a  Ma-
             drid dove bisogna armarle)  sia  dove esso è assai  meno necessario (come a Barce-
             lona)  il  disordine, inseparabile dalla contesa,  permette a tali  milizie  di  armarsi lo
             stesso  col  saccheggio  dei  depositi  militari.  Anche  da ciò  l'innesto  di  rivoluzioni
             sociali sul  tronco ne della legittima difesa della Repubblica. Alle inevitabili confu-
             sioni rivoluzionarie, e alla schiuma umana che intorno a esse suole addensarsi, so-
             no  soprattutto  imputabili  i  barbarici  eccessi  quali  massacri  di  prigionieri  e  di
             avversari politici veri o supposti, uccisioni di ecclesiastici, incendi di  chiese e con-
             venti.  Sul  versante  nazionalista,  l'altrettanto  sistematica  eliminazione  di  prigio-
             nieri  e  di  persone  ostili  (o  tali  ritenute)  è  per  lo  più  opera  diretta  dei  militari
             insorti  con  la  collaborazione,  non sempre  desideratissima,  di  forze  para-militari
             (sopra tutto Falange,  Renovaci6n  Espaoola e i carlisti  in  Navana).



                (12)  Vedi  sul "Corriere della  Sera"  del  1936 gli  articoli  tutti  a  firma  H.L La sommossa
             in  Spagna  e I tragici episodi della guerra  civile in  Spagna  (21  luglio); La guerra civile in  Spa-
             gna e Il dramma spagnolo al l'unto CIIlminante  (22 luglio);  L'inesorabile stretta del gen.  Mo-
             la  per far  crollare  la  resistenza  di Madrid  (4  agosto);  Il  governo di Madrid  soverchiato dagli
             elementi comunisti e anarchici  (5  agosto).
                (13)  Rinvio  al  mio  La  Spagna  dal  "pronunciamiento" alla  guerra  civile  (luglio  1936)
             "Nuova Antologia"  2200/1996 p.  138-154 e  fonti  ivi  cito
                (14)  Perché i nomi non ingannino ricordo che i Carahineros erano un corpo doganale e con-
             finario  dipendente dal Ministero delle  Finanze,  mentre l'equivalente dei nostri carabinieri era la
             Guardia Civi/  (detta anche là  "la benemerita").  La  Guardia de Asalto era un corpo mobile orga-
             nizzato  nel  1931  dal  ministro  repubblicano conservatore Maura per la repressione dei  disordini
             urbani.  L'esercito d'Africa c la  Guardia  Civil erano  le  forze  più  efficienti.  Furono golpisti:  solo
             3 su  12 comandanti di  divisionc (Cabanellas, Franco e Godcd), quasi tutti i loro capi di S.M., 22
             su  33  generali  di brigata e 44 su  51 comandanti di  reggimento.  Per  l'atteggiamento della Guar-
             dia  Civil occorrerà  tenere conto di  una  relazione  di  Gerald  Blaney  al  convegno di  Viterbo  4-6
             dicembre  2003  patrocinato dall'Università di  Copenaghen e dal  Centro Falisco  di  Roma.
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