Page 250 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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232 LUCIO CEVA
Notissima la lettera inviata da Salamanca il 29 novembre 1936 a Giulio Barella,
direttore amministrativo del giornale. Dopo aver parlato del trattamento riservato
ai prigionieri dall'esercito franchista cosÌ valuta le qualità dello stesso:
"( ... ) Quanto al coraggio in combattimento, se si tolgono i marocchini e i le-
gionari, discreti, non c'è paragone con le nostre fanterie. Il corpo a corpo qui
non avviene' mai. L'assalito scappa prima di essere raggiunto e, se non scappa,
scappa l'assalitore. Una nostra divisione di camicie nere si piglierebbe la Spagna
( ... ) (c.vo mio.)"(16)
Il destinatario implicito della missiva stava inviando in Spagna ben quattro
divisioni di camicie nere e dovrà incassare Guadalajara.
Non proprio tutti gli inviati in Spagna sono eguali. In un suo scritto di cin-
quant'anni dopo Leonardo Sciascia ricorderà che alcuni "riuscivano a trovar mo-
do di arrampicarsi alla verità", di "lasciar capire che le cose andavano in tutt'altro
modo", spesso dando alle loro corrispondenze carattere più di "racconti" che di
resoconti per sviare l'attenzione del censore (17). Avverte giustamente Sciascia che
per rendersene conto occorrerebbe rileggere quei testi con l'attenzione di allora
immergendoci nella memoria di come sottili e pronti eravamo a cogliere ogni al-
lusione, a sciogliere ogni cifra, a intendere ogni ammiccamento. Pur dubitando
che sia oggi possibile ricreare l'attenzione di cui scrive Sciascia, attenzione che an-
che "allora" si risvegliava solo sotto lo stimolo di particolari situazioni ambienta-
li o personali, prendiamo un esempio da Virgilio Lilli.
Questo giornalista, al di là di sentimentalismi da valutare casomai in sede
letteraria, gioca sul fatto che il disprezzo e la mistificazione del nemico non ri-
dondano a favore del vincitore. A Spagna finita, nel 1941 (ancora in pieno fa-
scismo) raccogliendo in volume le sue corrispondenze, scriverà di pari sacertà
del valor militare dei combattenti dell'uno e dell'altro versante affrettandosi poi
a sottoscrivere i decreti de li' equilibrio celeste sull'esito della lotta:
"I soldati rossi, in sé furono bravi, come bravi soldati furono i bianchi. I solda-
ti rossi hanno lottato valorosamente quanto i bianchi, la medaglia del soldato
rosso è tuttavia sacra quanto quella del soldato bianco. Ma nell'equilibrio celeste
(16) Aquarone p. 7-8.
(17) L. Sciascia Introduzione alla riedizione Sellerio 1982 dei Racconti di una guerra di
V. Li Il i (quasi tutte corrispondenze già pubblicate sul "Corriere della Sera" e nel 1941 rac-
colte in volume da Bompiani). Inoltre, Igor Man Guerra di Spagna, piccole vite di una car-
neficina in "La Stampa" 24 giugno 1996. Ringrazio Sandro Gerbi per avermi procl1l'ato questo
materiale. Su Li Il i anche Aquaronc p. 8. A Sciascia si deve il capolavoro letterario italiano
sulla guerra di Spagna: L'antimonio in Gli zii di Sicilia Torino Einaudi 1963.

