Page 214 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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ritenuta - a torto o a ragione - di tipo rivoluzionario/bolscevico soprattutto do-
po che Mussolini attenua gli aspetti "repubblicani" del suo movimento politico.
Diverso l'atteggiamento dei giovani ex combattenti e una delle menti più lucide
e serene del nostro establishement militare, il maresciallo d'Italia Enrico Caviglia,
avverte nelle vicende legate alla questione di Fiume, il pericolo di una politiCiz-
zazione dell'Esercito che obbedisce ad un uomo e non alle leggi dello Stato e di
una "deriva" anti-statale proprio di quei giovani che esorta invece a farsi elegge-
re nel Parlamento per condurre una lotta legale all'interno delle istituzioni (5). Si
può dunque concludere che è l'appoggio incondizionato della monarchia, prima
e dopo il delitto Matteotti, al fascismo che condiziona e determina la posizione
dei militari verso il regime (6).
Nel gennaio 1923 viene promulgato l'ordinamento Diaz che nel ripudio del-
le politiche militari precedenti dovrebbe segnare un punto di svolta nell'organiz-
zazione militare. Ferma di diciotto mesi, forza bilanciata di 250.000 uomini e
divisione quaternaria costituiscono gli elementi essenziali di un programma di dif-
ficile realizzazione, tanto che si debbono escogitare alcuni espedienti come i ri-
tardi nella chiamata alle armi, congedi anticipati e reggimenti a ranghi ridotti per
far quadrare il bilancio. I guasti prodotti da un tale ordinamento emergono in
tempi brevi perché disegnano un grande esercito "intelaiatura" e di massa piut-
tosto che un esercito "scudo e lancia" - secondo una definizione dell'epoca - ric-
co di mezzi, ad alta professionalità e conseguentemente poco numeroso. Un
successivo progetto del nuovo ministro della Guerra, Antonino Di Giorgio, che
cerca di contemperare le diverse esigenze viene respinto nel 1924 per la ferma
opposizione dei senatori militari (Cadorna, Caviglia, Giardino, Pecori Giraldi,
Tassoni e Zuppelli). Nel 1925 viene stilato l'ordinamento Mussolini che - con
lievi modifiche apportate dall'ordinamento del 1934 - resta sostanzialmente in
vigore fino all'ordinamento Pariani del 1938.
(5) Cfr. Enrico Caviglia, Il conflitto di Fiume, Garzanti, Cernusco sul Naviglio 1948 e
ID., Diario (aprile 1925-marzo 1945), Casini Editore, Roma 1952. Sul fatto che gli ufficiali,
superiori o inferiori, non fossero pregiudizialmente fascisti ma che potevano condividere al-
cune delle proposte del movimento concordano storici come Renzo De Felice e Giorgio Ro-
chat. Su tale questione rinvio all'ampio ed esaustivo studio di Lucio Ceva, Fascismo e militari
di fJrofessione, in AA.W., Ufficiali e società. Interpretazione e modelli, (a cura di G. Caforio
e P. Del Negro), Atti del convegno di Lucca su "La professione militare:sociologia e storia",
Franco Angeli, Milano 1988.
(6) Oltre alle posizioni di Caviglia si possono ricordare quelle del gen. Giardino che pro-
nunciò, in Senato, un discorso contro la Milizia. Una ricerca minuziosa (documenti e riviste)
in questo senso non mi pare sia stata ancora compiuta ma darebbe risultati interessanti. Lo stu-
dio piì\ completo rimane quello di Giorgio Rochat, L'Esercito italiano da Vittorio Veneto a
Mussolini, Laterza, Bari 1967 e ID., Itala Balbo, UTET, Torino 1986.

