Page 213 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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I MILITARI NEL NUOVO QUADRO  INTERNAZIONALE  DEL  FASCISMO             195


        elementi superflui e costosi. Mentre si svolge un serrato dibattito teorico sul con-
        cetto di  "nazione armata" e "nazione organizzata" (3)  l'Esercito viene ordinato in
        15  corpi d'armata territoriale, 30 divisioni  di  fanteria  (quaternarie)  e due di  ca-
        valleria.  La  forza  bilanciata  viene  portata a  210.000  uomini,  inferiore  a  quella
        prevista nell'ordinamento pre-bellico; la ferma obbligatoria viene ridotta a un an-
        no con una possibile ulteriore riduzione a otto mesi. Ulteriori tagli di bilancio im-
        pongono a breve scadenza l'elaborazione di un nuovo ordinamento (ordinamento
        Bonomi, D.L.  n.  451  del 20 aprile 1920) che riduce la forza bilanciata a 175.000
        uomini, la ferma a otto mesi  e i corpi territoriali a dieci,  su tre divisioni  quater-
        narie. Si prevede una sola divisione di cavalleria e i reggimenti di  fanteria riman-
        gono fermi al numero di  106, come prima della guerra, ma vengono ridotti a due
        soli battaglioni dividendo il  terzo in un "battaglione quadro" da costituirsi e com-
        pletarsi in occasione di  richiami.  Altri tagli vengono operati nelle armi a cavallo,
        in  artiglieria e in talune specialità del  genio  assegnate  ai  corpi  d'armata.  Analo-
        gamente vengono ridotti molti organi giurisdizionali territoriali e gli stabilimenti
        militari, adottando per questi ultimi il criterio di ricorrere largamente all'industria
        civile.  Il 25  luglio 1920 viene nominata una Commissione parlamentare consulti-
        va incaricata di coadiuvare il ministro della Guerra nella preparazione dei disegni
        di  legge  relativi agli  ordinamenti, al  reclutamento delle  truppe e alla preparazio-
        ne  militare,  nonché  alla  elaborazione  di  un  progetto  di  "nazione  armata"  che
        consenta di  alleviare le spese, conciliando le esigenze economiche e sociali con le
        necessità della difesa nazionale.
           L'ascesa al  potere del fascismo e il  suo consolidamento come regime deter-
        minano una profonda trasformazione anche sociale nel corpo degli ufficiali do-
        ve sempre maggiore diviene l'elemento "borghese" rispetto a quèllo nobiliare (4)
        anche se,  mediamente, le forze  armate  rimangono piuttosto di  sentimenti mo-
        narchici.  In  altri termini il  processo di  "fascistizzazione" avviene solo in parte
        e  si  avvale  soprattutto  delle  componenti  dei  reduci  dalla  prima  guerra  mon-
        diale.  Tutto ciò non significa negare una certa acquiescenza degli  alti comandi
        e dei  vertici  militari  di  fronte  ai  fenomeni  di  squadrismo poiché si  riteneva di
        poter utilizzare il  movimento fascista come "normalizzatore" di  una situazione



           (3)  Per approfondire questi aspetti si  rinvia ai  lavori di  Ferruccio Botti e Virgilio Ilari,
        Il  pensiero militare italiano dal  primo al secondo dopoguerra,  Ufficio  Storico Esercito,  Ro-
        ma  1985  e  Filippo  Stefani,  Storia  della  dottrina e degli  ordinamenti dell'Esercito  italiano,
        Ufficio Storico Esercito, Roma 1984-1989, volI.  3, tomi 5; in  particolare voI.  II,  tomo I,  Da
        Vittorio Veneto alla seconda guerra  mondiale,  Roma  1985.
            (4)  In  questo  senso e  rispetto ad altri  eserciti, quello  italiano aveva  conosciuto una sorta
        di "interclassismo" conseguenza dell'immissione, per legge, nei ruoli non solo dei volontari che
        avevano  partecipato alle guerre del  Risorgimento ma anche delle  formazioni garibaldine.
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