Page 212 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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ai tribunali militari che emettono sentenze sommarie soprattutto nei confronti
dei militari di truppa in assenza di indagini serie per l'accertamento delle re-
sponsabilità - producono una profonda frattura fra masse popolari e classi di-
rigenti. Caporetto rimane nella memoria storica comune come uno di quei
momenti che travalicano la pura e semplice défaillance militare per lasciare qua-
si esclusivamente ai militari il peso della responsabilità e finisce per rappresen-
tare la sintesi di molti dei luoghi comuni che attraversano la storia nazionale:
improvvisazione, impreparazione, impunità dei "vertici" e responsabilità mai
denunciate. Tali aspetti non debbono, tuttavia, porre in secondo piano le moti-
vazioni tecniche e politiche che sono alla base della vicenda e cioè la diversità
di vedute e di prospettive che dividono il re, Salandra e Sonnino - una guerra
di breve durata, limitata a concludere il Risorgimento - da Cadorna, capo di
stato maggiore, che pur condividendone gli obiettivi ritiene che la guerra non
potrà esaurirsi in una stagione e chiede, invano, provvedimenti al riguardo. Il
parere "politico" prevale su quello "tecnico" e le conseguenze sono quelle ri-
cordate. Se la conduzione della guerra ha conosciuto tali divaricazioni la ge-
stione politica e diplomatica della "vittoria" rappresenta un capolavoro negativo
riuscendo l'Italia a rompere, di fatto, con gli alleati Francia e Inghilterra e ad
aprire un contenzioso con gli Slavi del Sud che la percepiscono, ormai, come
nemica. Le ripercussioni, in politica interna, sono note. Cresce il senso di fru-
strazione tra gli ex combattenti - militari di truppa e giovani ufficiali di com-
plemento, fortemente polemici nei confronti degli alti gradi militari -, la crisi
economica incalza, la smobilitazione crea disoccupazione e le grandi masse
oscillano tra l'adesione a ipotesi di grandi trasformazioni sociali (occupazione
delle terre e d~lle fabbriche) secondo il modello affermatosi nella Russia dei So-
viet oppure verso un'ottica che pone al centro i valori nazionali, la guerra, i sa-
crifici compiuti per la Patria, ecc. La nozione di "vittoria mutilata" indica uno
stato d'animo che travalica il puro e semplice aspetto propagandistico e la ri-
vendicazione di un diverso ruolo internazionale dell'Italia costituisce uno degli
elementi del consenso al fascismo e alla presa del potere da parte di Mussolini.
L;armistizio siglato nel 1918 aveva posto fine - formalmente - alla guerra con
gli Imperi centrali e dato inizio al processo di smobilitazione per ricondurre gli
organici alle necessità di un esercito non più operante. Alcuni impegni di carat-
tere internazionale, relativi anche all'applicazione dei trattati di pace, ma anche
problemi di carattere economico e sociale impongono una smobilitazione lenta e
progressiva che si conclude solo nel 1920. La prima guerra mondiale aveva d'al-
tra parte determinato negli eserciti belligeranti, compreso quello italiano, una
consistente evoluzione dei sistemi d'arma, degli apparati logistici e, infine, della
dottrina tattica e strategica. Nel 1919, in Italia viene adottato l'ordinamento Al-
bricci il cui scopo è quello di realizzare un ordinamento funzionale economica-
mente compatibile con le risorse a disposizione attraverso l'eliminazione degli

