Page 342 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            compito,  porta a fornire  notizie  quasi  sempre  allarmistiche.  Una  spia  che  non  ha
            nulla di  interessante da spiare,  diventa inutile" (5).  Alla  "ricerca del sensazionale" si
            aggiungevano l'interesse privato, la  ricerca di vendette personali o di  rivincite, ele-
            menti  che generano  un altro vizio  circa l'attendibilità  delle  notizie  captate dai  fa-
            scisti; i quali appunto erano fascisti - e questa rappresenta l'ennesima inaffidabilità
            della fonte -, conosciuti come tali e quindi verso cui rivolgersi con attenzione evi-
            tando confidenze e "sfoghi". Infine, le informazioni giunte sul tavolo del segretario
            federale venivano da questi vagliate, interpretate e talvolta modificate. Le relazioni
            trasmesse alla segreteria nazionale del Partito non dovevano illustrare in modo trop-
            po veritiero la realtà della provincia:  una provincia troppo antifascista, o semplice-
            mente troppo pacifista (o "disfattista", come si diceva)  era in ultima analisi un atto
            d'accusa contro l'operato del federale, incapace di fascistizzare il suo territorio: "Le
            periodiche relazioni che pervenivano dalle autorità provinciali", ha scritto l'ex ca-
            po della polizia  politica Guido Leto nelle sue memorie "facevano acrobazie di  lin-
            guaggio per dire che il  popolo era ansioso di combattere a fianco dell'alleato ( ... )".
             In  modo particolare,  aggiunge  Leto,  quasi  tutti  i segretari  federali  concorrevano
             nell'osannare l'entrata in  guerra  dell'Italia  al  fianco  dei  tedeschi  aggiungendo  che
             essa sarebbe stata sostenuta, in modo pressoché unanime, dalla popolazione (6).
                Per motivi analoghi, anche l'altra fonte "politica", quella della rete antifascista,
             risulta di difficile attendibilità.  Pur valida in una ricostruzione generale, essa è co-
             munque  soggetta  ad  alcuni  limiti.  In  primo  luogo,  la  sua  doppia  natura:  quella
             dell'esilio, che la rendeva quasi del  tutto distaccata dalla reale situazione del  Pae-
            se; e quella clandestina, che naturalmente limitava i "sondaggi" compiuti dagli an-
            tifascisti sia in termini territoriali che sociali, e comunque raramente ne trasformava
             gli sforzi in relazioni scritte, per evidenti motivi d'opportunità. Inoltre, i pochi rap-
             porti che giungevano ai  centri esteri  dell'antifascismo  rischiavano di  cedere al  fa-
             cile  entusiasmo  e  quindi  di  enfatizzare  un  dato  magari  meno significativo  dello
             sperato:  per motivi diametralmente opposti alle relazioni ufficiali dei  segretari fe-
             derali del  Partito, interessati a sminuire il  dissenso, in questo caso gli  agenti  anti-
             fascisti,  alla  perenne  e  talvolta  disperata  ricerca  di  un  istinto  ribelle,  rischiavano
             talvolta di  amplificare a dismisura una protesta dai  contorni assai  meno epici.  In-
             fine, si tenga conto che buona parte della rete clandestina - soprattutto fino all'ap-
             parizione di  Giustizia e  Libertà - sarebbe stata controllata dal Partito comunista,
             fatto questo che da un lato sottoponeva gli  informatori alla prudenza circa le no-
             tizie inviate agli  uffici  del Komintern in un'epoca caratterizzata da  purghe e accu-
             se  d'eresia,  e  dall'altro,  come  si  vedrà,  ne  condizionava  l'azione  a seconda  delle
             scelte internazionali compiute dall'Unione sovietica.



                (5)  Ibidem, p.  19.
                (6)  Guido Leto, Dvra - Fascismo - Antifascismo, Cappelli editore, Bologna, 1952, p. 203.
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