Page 344 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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             piccoli  paesi  di provincia (9).  La Divisione Polizia Politica operava con una qua-
             rantina  di  funzionari  e  circa  trecento  fiduciari  distribuiti  su  tutto  il  territorio
             nazionale.  Costoro avrebbero  dovuto rispondere,  oltre che ai  propri superiori,
             anche  all'Ufficio materia  della  divisione  "concorrente", e  quindi  alle  questure.
             In  pratica,  sussisteva  una  sudditanza  territoriale  della  polizia  politica nei  con-
             fronti  della struttura istituzionale della Pubblica sicurezza.  L'Ovra, articolata in
             dieci zone, venne creata quindi come strumento di infiltrazione della polizia po-
             litica  prescindente  dall'autorità delle  questure,  e  direttamente collegata a  Boc-
             chini e,  tramite costui,  a Mussolini nella  duplice veste  di  ministro degli Interni
             e capo  del  Governo.  Si  giunse  cosÌ  a  una  doppia  rete  informativa,  l'una orga-
             nizzata dalle questure  (gli "agenti pol.pol."), e l'altra alle dirette dipendenze del
             capo della polizia, e sotto la tutela di  Mussolini, attraverso l'Ovra  (10).  Quest'ul-
             tima,  pur essendo preposta più specificamente all'infiltrazione tramite fiduciari
             inseriti nell'antifascismo o ad esso  attigui,  non rinunciava infatti a ricoprire un
             ruolo informativo generale,  utilizzando i propri fiduciari  come agenti infiltrati
             nel  "paese reale"  per cogliere le  opinioni degli  italiani.
                Alla vigilia  dello  scoppio  della  guerra mondiale,  Bocchini,  ha  già  compiuto
             diverse esplorazioni "autonome" attraverso sia le  questure che la  rete dell'Ovra.
             La  Polizia  politica e  l'Ovra sono  passate  nell'ottobre  1938, alla  morte  del  vec-
             chio direttore Michelangelo Di Stefano, sotto la  guida dell'ispettore generale di
             Pubblica sicurezza  Guido  Leto.  Sin  dai  primi  mesi  del  1939 gli  uomini  di  Leto
             iniziano a riportare un quadro alquanto sconfortante, almeno per i fautori della
             terza guerra fascista:  "( ... ) In  larghi strati della popolazione", scrive Leto, "si sa-
             peva che la  nostra preparazione militare lasciava molto a desiderare per non di-
             re  che  era  inesistente  e  si  poggiava  molto  sul  bluff;  situazione  pericolosissima
             perché  le  guerre  non  si  combattono  e  tanto  meno  si  vincono  bluffando".  Le
             informazioni dei confidenti, al  di là delle distinzioni compiute dal capo della Po-
             lizia politica tra fiduciari legati al Pnf, agenti autonomi, e infiltrati in centri dell'an-
             tifascismo,  sono pressoché unanimi e "( ... ) completamente negative sull'asserito
             entusiasmo del  paese,  e riportavano,  magari  colorendolo, il senso di angoscia di



                (9)  Secondo Bottai,  comunque, le  note  informative dei carabinieri erano meno attendi-
             bili  poiché,  riportando un'opinione del  capo della  polizia  Bocchini,  l'Arma era stata ampia-
             mente "lavorata" dal  segretario del  Pnf Starace  (Giuseppe  Bottai, Diario  1935-1944, a cura
             di  Giordano Bruno Guerri,  Rizzoli,  Milano, 2001,  p.161):  la  voce,  invero,  non è conferma-
             ta altrove, e appare, a rigor di  logica, piuttosto improbabile:  lo dimostrerà, peraltro, una suc-
             cessiva  opinione  dello  stesso  Bocchini  sui  carabinieri,  diametralmente  opposta  a  questa  (si
             veda la  nota  14).
                (10)  Si  ringrazia il  Professor Mauro Canali per l'aiuto dato all'autore del  presente lavoro
             nel  districarsi  nel complesso organigramma clelia  Direzione generale della Pubblica sicurezza.
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