Page 346 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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             "Introdotto alla  presenza  del  Duce,  gli  consegnò  l'appunto  e  lo  illustrò  breve-
             mente ma efficacemente sintetizzando il  suo  pensiero in un giudizio netto:  il  po-
             polo italiano, nella sua stragrande maggioranza, non era preparato per una guerra
            e la  paventava". Mussolini, prosegue il  capo dell'Ovra riportando il  racconto del
            suo  diretto superiore,  "ascoltò, parve meditare e tacque".  Di  ben altra opinione
            è Starace, che  presenta a Mussolini  un'Italia "in piedi" e quaranta milioni di  ita-
             liani pronti a "gettarsi nella mischia agli  ordini del  Duce" (18).  Il  risultato è che il
            gerarca viene bruscamente congedato da Mussolini,  sconvolto dalle  due  versioni
             presentategli, quella di Bocchini e dell'Ovra,  neutralista e antitedesca, e quella di
             Starace e del  Partito,  clamorosamente filogermanica  e bellicista (19).  Allo  scontro
             ne  seguiranno altri,  tutte le  volte che  il  capo  della polizia e il  segretario del Par-
             tito si  ritroveranno l'uno dinanzi all'altro nel tentativo di  spiegare a Mussolini il
             reale  stato  d'animo  del  Paese.  ''Achille''  scriverà  Bottai  raccontando  di  un  collo-
             quio  di  Starace con Mussolini  "gli  fa  credere, che  il  popolo ansioso  attende che
             gli si sciolgano le mani"; Bocchini, di  rimando, definirà Starace "un teppista" e "il
             dominio della  soffocazione e del  terrore" (20).  Gli  scontri  Bocchini-Starace saran-
             no la  "goccia di  trabocco"  del  declino  del  segretario  del  Pnf,  sostituito con  Etto-
             re  Muti nell'ottobre  1939.  In  realtà è  probabile che  al  di  là  degli  inganni circa il
             reale  stato d'animo degli  italiani compiuti dal  gerarca di  Gallipoli,  il  suo  allonta-
             namento inserisca in un rimpasto nel  regime a spese  della corrente filotedesca ed
             a favore della corrente di  Ciano, in vista di  una gestione più diplomatica della fa-
             se  della non belligeranza (21).  In  ogni caso, la  relazione di  Leto giocherà un ruolo
             nelle  imminenti  scelte  del  duce,  un  ruolo  forse  non  fondamentale  come  capo
             dell'Ovra scrive (22), ma senza dubbio neppure del tutto trascurabile, data la già ci-
             tata importanza che Mussolini dava ai  rapporti dei suoi agenti segreti in patria.
                Il  10  settembre  1939  il  Paese,  alla  notizia  dell'invasione  tedesca  della  Polo-
             nia, appare agli  occhi degli agenti  della polizia politica e dell'Ovra come immo-
             bile,  ovattato,  in  attesa  di  una notizia  che  tarda a giungere:  "Il  silenzio"  scrive



                (18)  Guido  Leto, cit., p.  205.
                (19)  Nell'anticamera dello studio di  Mussolini  si  ha quindi  il  celebre scontro tra Bocchi-
             ni  e Starace,  riportato da varie  fonti  (Ciano,  Leto,  Bottai)  e  riassunto  da  De  Felice:  "Incon-
             tratisi  nell'anticamera  di  Mussolini,  Starace  e  Bocchini  erano  quasi  venuti  alle  mani,  il
             segretario del  partito accusando il  capo della polizia di essere un fascista tiepido e quasi un tra-
             ditore e questi,  Starace di  insincerità,  di  delittuosa leggerezza e di  una politica fatua e ridico-
             la,  diventata ormai oggetto di  scherno e di  trepidazione"  (Renzo  De  Felice, Mussolini il duce.
             Lo Stato totalitario  1936-1940, Einaudi, Torino,  1996, p.  705).
                (20)  Giuseppe Bottai, cit.,  p.  161.
                (21)  Renzo  De  Felice, Mussolini il duce ... , cit.,  p.  703.
                (22)  Guido  Leto, cito
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