Page 350 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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             I germanofili  si  contano  sulla  punta  delle  dita" (39).  Il  problema  di  fondo,  regi-
            strato da quasi tutti i fiduciari  Ovra e dagli agenti della polizia politica, è una cre-
            scente sfiducia verso il governo, che ne sottintende una ancora più allarmante verso
            il  regime.  Non si  comprende il  silenzio delle  autorità, che contribuisce a paraliz-
            zare  finanche  la  vita  economica  del  Paese:  "Moltissimi  deplorano  l'enigmatico
            modo di  agire  dei  dirigenti la  nostra politica", si  legge  in  un  rapporto da Milano,
            "i quali in  un momento in cui  il  popolo avrebbe anche il  diritto di  sapere qual sa-
             ranno i suoi  destini,  si  trincerano invece  nel  silenzio  più  impenetrabile.  Commer-
             cio, industrie, professioni, tutto è paralizzato ( ... )" (40).  Si  percepisce un dissidio nel
             Governo e tra i vertici delle Forze Armate e si  comincia a evocare la figura, sino ad
             allora abbastanza di sfondo, del sovrano (41).  Paradossalmente, gli  informatori asse-
             gnati alle truppe mobilitate, come quelle inviate in Sardegna agli inizi di settembre,
             registrano che tra i militari regna un clima più sereno, convinti che il  duce risolverà
             la situazione mantenendo il  Paese  (e  loro stessi)  al  di  fuori del conflitto(42).
                In  una situazione siffatta,  risulta stridente l'assenza pressoché totale dei  fasci-
             sti più agguerriti, i quali soltanto saltuariamente fanno capolino nei locali più "chiac-
             chierati"  per  sedare  a  manganellate  eventuali  e  non  meglio  definiti  episodi  di
             "disfattismo" (43).  A tale proposito è interessante rilevare l'individuazione a Firen-
             ze  di  una cellula "111azziniana",  associata secondo l'agente della polizia politica, a
             gruppi di  "ebrei, pietisti e timidi ma lividi antifascisti", la  quale alimenterebbe an-
             che in questo caso il  "disfattismo" (44).  In  questa fase,  il ruolo dell'opposizione an-
             tifascista,  o meglio  dei  superstiti della  radicale  operazione  repressiva  condotta da
             Bocchini negli anni precedenti, è complesso. Anzitutto vi è la difficile posizione dei
             comunisti - già trau111atizzati, come s'è detto, dal patto nazisovietico - dinanzi al-
             le  ipotesi  di  un'alleanza tra Germania nazista,  Italia  fascista  e  Russia  comunista,




                (39)  Galeazzo  Ciano,  cit.,  p.  346.
                (40)  Rapporto  dell'agente  poI.  poI.  531,  Milano,  6  settembre  1939,  in:  Acs,  Ministero
             dell'Interno, Direzione Generale di  Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),
             Fascicoli  per materia,  Busta 235,  Fase.  1.
                (41)  Rapporto del fiduciario Ovra 43, Lucca, 4 settembre 1939, in: Acs, Ministero dell'In-
             terno,  Direzione Generale di  Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),  Fasci-
             coli per materia, Busta.
                (42)  Rapporto  n.  480 dell'Ispettore  generale di  PS  della  Sardegna,  Cagliari,  6  settembre
             1939, visto dal duce, in:  Acs, Ministero dell'Interno,  Direzione Generale di  Pubblica Sicurezza,
             Divisione Polizia  Politica  (1927-1944),  Fascicoli per materia,  Busta 229, Fase.  1.
                (43)  Ibidem.
                (44)  Rapporto  dell'agente  poI.  poI.  617,  Firenze,  5  settembre  1939,  in:  Acs,  Ministero
             dell'Interno, Direzione Generale di  Pubblica Sicurezza,  Divisione  Polizia Politica (1927-1944),
             Fascicoli  per materia, Busta 229bis,  Fase.  1.
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