Page 353 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 353
L'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E LO SCOPPIO DELLA GUERRA 335
belligeranza - giunge all'apice del suo disprezzo verso gli italiani. Il 23 settembre,
in un discorso ai quadri bolognesi, il duce chiama il Partito a una "integrale mo-
bilitazione, dal centro all'estrema periferia ( ... ). In una situazione come l'attuale,
piena di molte incognite, una parola d'ordine è sorta spontanea fra le masse dell'au-
tentico popolo italiano: prepararsi militarmente per parare ad ogni eventualità;
appoggiare ogni tentativo di pace e lavorare vigilanti, in silenzio ( ... ). Il popolo
italiano sa che non bisogna turbare il pilota, specie quando è impegnato in una
burrascosa navigazione, né chiedergli ad ogni istante notizie sulla rotta. Se e quan-
do io apparirò al balcone e convocherò ad ascoltarmi l'intero popolo italiano non
sarà per prospettargli un esame della situazione, ma per annunziargli, come già il
2 ottobre 1935 o il 9 maggio 1936, decisioni, dico decisioni, di portata storica".
Il discorso suscita reazioni tra le più diverse: viene letto come un preludio all'in-
tervento, oppure come una dichiarazione di neutralità definitiva. Ma ancora più
scalpore fa un passaggio del discorso dove traspare un Mussolini assai inquieto
circa la situazione all'interno non soltanto del Paese, ma addirittura del regime:
"Niente di più naturale che questi eventi grandiosi e le loro ripercussioni in Ita-
lia abbiano provocato una emozione anche fra noi. Ma di questo speciale, com-
prensibile stato d'animo ha approfittato la minima, ma ciò nondimeno miserabile
zavorra umana, che si è ridotta a vivere negli angiporti, nei ripostigli e negli an-
goli oscuri. Si deve a questa zavorra la diffusione delle 'voci' che hanno circola-
to, molte delle quali, le più ridicole, mi riguardavano personalmente ( ... ). La
conclusione che se ne deve trarre si riassume in queste parole: ripulire gli ango-
lini, dove, talora mimetizzandosi, si sono rifugiati rottami massonici, ebraici, este-
rofili dell'antifascismo" (55). Il passaggio, detto "degli angolini" da Bottai (che lo
criticherà pesantemente) (56), scatena una serie di domande nell'opinione pubbli-
ca più attenta, e iniziano ad essere elaborate numerose ipotesi, con l'evocazione
di "scenari" politici interni e internazionali tra i più disparati (57).
Che le voci circa imminenti cambiamenti non siano infondate, lo dimostra il
rimpasto governativo dell'ottobre seguente. Oltre alla già citata sostituzione di
Starace con Muti (fatto che provocherà, come è stato fatto rilevare da De Feli-
ce, l'inizio della decadenza del Partito quale "milizia civile" del Paese) (58), l'ele-
mento più importante ai fini della presente ricerca è la sostituzione di Alfieri con
(55) Renzo De Felice, Mussolini il duce ... , cit., p. 692.
(56) Giuseppe Bottai, cit., p. 164.
(57) Si va dall'imminente braccio di ferro tra Esercito e Milizia, alla prossima rottura
dell'alleanza con la Germania, dall'imminente entrata in guerra, alla definitiva defenestrazione
di Ciano (Renzo De Felice, Mussolini il duce ... , cit., p. 693, n. 176).
(58) Ibidem, p. 705 e segg.

