Page 354 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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336 MARCO CUZZI
Pavolini alla Cultura popolare: "Nelle mani di Pavolini, la stampa, soprattutto
quella quotidiana, la radio e i cinegiornali Luce, fiancheggiarono in questi mesi
complessivamente bene e con intelligenza la politica di Mussolini e di Ciano, sfor-
zandosi, nei limiti del possibile, di avvalorarla agli occhi degli occidentali e dei
neutri, senza offrire ai tedeschi clamorosi pretesti per proteste ed interferenze, e
riuscendo ad esercitare una non sottovalutabile azione di controllo e di orienta-
mento dell'opinione pubblica nazionale". eobiettivo del nuovo titolare del Min-
culpop è dunque quello di correggere gli "sbandamenti" nell'opinione pubblica
verificatisi a cavallo della dichiarazione di non belligeranza, utilizzando i media
per rasserenare la popolazione attraverso la valorizzazione dell'opera del duce, in-
sistendo sulla gravità del momento e sulla difficoltà economica diffusa ovunque a
causa del conflitto, privilegiando le opere del regime in politica interna (vere, pro-
gettate e presunte). Infine, "sollecitando il formarsi di un atteggiamento non già
di simpatia per uno dei belligeranti, ma di antipatia e ostilità per l'altro, facendo
leva tanto sulle ragioni storiche di tale ostilità quanto su quelle attuali e nella fat-
tispecie sul blocco navale inglese". Insomma, ricorda ancorà De Felice, "Pavolini
pilotò i mezzi di informazione, da un lato accreditando l'idea che non vi fosse pe-
ricolo di un imminente intervento italiano e, da un altro, assuefacendo in qual-
che misura una parte almeno degli italiani all'idea che però alla fine la partecipazione
al conflitto sarebbe stata inevitabile e non solo perché la voleva Mussolini, ma
perché ad imporgliela erano anche gli anglo-francesi, le dimensioni del conflitto
e la posta in gioco" (59). Parallelamente viene ordinato agli organi di stampa del
Partito di insistere su W elemento bellicista, per preparare i quadri alle future scel-
te e rinvigorire le nuove generazioni, sino ad allora insoddisfatte e frustrate dal-
la "ridondanza" in cui si era venuto a trovare il regime.
Contemporaneamente alle nuove disposizioni, e quale diretta verifica dell'ef-
ficacia dell'azione di Pavolini sulle masse, la rete dell'Ovra e della Polizia politica
viene ulteriormente allargata. Fascisti, antifascisti, studenti, operai, venditori am-
bulanti, viaggiatori di commercio, massaie, appartenenti alle classi nobiliari, do-
centi di liceo e universitari, industriali, contadini, professionisti: tutti vengono
sottoposti ad una massiccia campagna di sondaggio. È una verifica dell'efficacia
delle iniziative di Pavolini, certo, ma è anche una forma di rilevazione statistica:
"Non potendo disporre di una macchina che raccogliesse opinioni e pensieri libe-
ramente espressi sull'argomento che interessava tutta la vita italiana, si cercava di
comporre, come in un mosaico, la fisionomia del paese per prospettarla, poi, a
chi aveva la tremenda responsabilità dei destini di esso"(60). I primi resoconti
del nuovo anno dimostrano che le direttive del Minculpop sono riuscite a metà.
(59) Ibidem, p. 708 e scgg.
(60) Guido Leto, cit., p. 209-210.

