Page 354 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            Pavolini  alla  Cultura popolare:  "Nelle  mani  di  Pavolini,  la  stampa,  soprattutto
            quella quotidiana,  la  radio e i  cinegiornali  Luce,  fiancheggiarono  in  questi  mesi
            complessivamente bene e con intelligenza la politica di Mussolini e di  Ciano, sfor-
            zandosi,  nei  limiti  del  possibile,  di  avvalorarla  agli  occhi  degli  occidentali  e  dei
            neutri,  senza  offrire ai  tedeschi clamorosi pretesti per proteste ed interferenze, e
            riuscendo  ad  esercitare  una non sottovalutabile azione di  controllo e di  orienta-
            mento dell'opinione pubblica nazionale". eobiettivo del  nuovo titolare del Min-
            culpop  è  dunque  quello  di  correggere  gli  "sbandamenti"  nell'opinione  pubblica
            verificatisi  a cavallo  della  dichiarazione  di  non  belligeranza,  utilizzando  i media
            per rasserenare la popolazione attraverso la valorizzazione dell'opera del duce, in-
            sistendo sulla gravità del momento e sulla difficoltà economica diffusa ovunque a
            causa del conflitto, privilegiando le opere del regime in politica interna (vere, pro-
            gettate e presunte).  Infine,  "sollecitando il  formarsi  di  un atteggiamento non già
            di  simpatia per uno dei  belligeranti, ma di  antipatia e ostilità per l'altro, facendo
            leva tanto sulle ragioni storiche di tale ostilità quanto su quelle attuali e nella fat-
            tispecie sul  blocco navale inglese".  Insomma,  ricorda ancorà De  Felice,  "Pavolini
            pilotò i mezzi di informazione, da un lato accreditando l'idea che non vi fosse  pe-
            ricolo  di  un  imminente  intervento italiano  e,  da  un  altro,  assuefacendo  in  qual-
            che misura una parte almeno degli italiani all'idea che però alla fine la partecipazione
            al  conflitto sarebbe  stata  inevitabile  e  non solo  perché  la  voleva  Mussolini,  ma
            perché ad  imporgliela erano anche gli  anglo-francesi,  le  dimensioni  del  conflitto
            e la  posta  in  gioco" (59).  Parallelamente viene  ordinato  agli  organi  di  stampa del
            Partito di insistere su W elemento bellicista, per preparare i quadri alle future scel-
            te  e rinvigorire le  nuove generazioni,  sino ad allora  insoddisfatte e frustrate  dal-
            la  "ridondanza" in cui  si  era venuto a trovare il  regime.
               Contemporaneamente alle  nuove  disposizioni,  e quale  diretta verifica dell'ef-
            ficacia  dell'azione di  Pavolini sulle masse,  la  rete dell'Ovra e della Polizia politica
            viene  ulteriormente allargata.  Fascisti,  antifascisti, studenti, operai, venditori am-
            bulanti,  viaggiatori  di  commercio,  massaie,  appartenenti  alle  classi  nobiliari,  do-
            centi  di  liceo  e  universitari,  industriali,  contadini,  professionisti:  tutti  vengono
            sottoposti  ad  una massiccia  campagna  di  sondaggio.  È una  verifica  dell'efficacia
            delle  iniziative  di  Pavolini,  certo,  ma  è  anche  una  forma  di  rilevazione  statistica:
            "Non potendo disporre di  una macchina che raccogliesse opinioni e pensieri libe-
            ramente espressi sull'argomento che interessava tutta la vita italiana, si  cercava di
            comporre, come in un mosaico, la  fisionomia del  paese per prospettarla, poi, a
            chi  aveva  la  tremenda  responsabilità  dei  destini  di  esso"(60).  I primi  resoconti
            del nuovo anno dimostrano che le direttive del Minculpop sono riuscite a metà.



                (59)  Ibidem,  p.  708  e scgg.
                (60)  Guido Leto, cit.,  p.  209-210.
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