Page 420 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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              Occorreva la dura esperienza del  primo conflitto mondiale perché i princi-
           pi del  Clausewitz cominciassero a far  presa.  Ma fu  soprattutto il  secondo con-
           flitto  mondiale,  che,  rivelando,  in  tutta  la  sua  immane  estensione,  il carattere
           totale della guerra moderna, svegliò la sensibilità delle classi  dirigenti politiche
           e  militari  sulla  necessità  di  identificare  la  condotta  della  guerra  totale  con  la
           condotta della politica totale di creare in  conseguenza nuovi rapporti tra Capo
           dello Stato o regnante,  capo del  Governo e governo,  organi militari organi go-
           vernativi e non governativi per l'integrazione delle diverse attività in base ad un
           piano unico della difesa nazionale.



           2.  I.:alto Comando fino al  1915

              In  Italia  fino  al  1946,  il  comandante supremo  delle  Forze Armate  era stato
           sempre ii re.  I.:articolo 5  dello Statuto Albertino recitava che  "(il  Re)  ... coman-
           da tutte le  forze  di  terra e di  mare ... ".  Potrebbe sembrare ovvia la  responsabilità
           di  questa sua  funzione,  sennonché nel  precedente articolo si  precisava:  "La per-
           sona del  re  è sacra e inviolabile" e nell'articolo 67:  "I ministri sono  responsabi-
           li".  Nel  concetto d'inviolabilità si  deve  ravvisare anche quello  d'irresponsabilità,
           ossia  che  il  sovrano  doveva  considerarsi  giuridicamente  irresponsabile  di  fronte
           alle  leggi  penali  ed  alle  giurisdizioni  legali,  ed  a  quelle  dei  pubblici  dibattiti  e
           dell'opinione pubblica.  I.:istituto dell'irresponsabilità sovrana non impediva però
           che in caso d'insuccesso venisse ad essere fortemente sminuita e compromessa la
           figura  del sovrano. Allo  scopo quindi di  evitare di esporre la corona alla pubbli-
           ca  opinione,  in  regime  democratico  liberale  era  necessario  che  il  sovrano  rima-
           nesse  il  comandante supremo  nominale  e  che il comando  effettivo  delle  Forze
           Armate fosse esercitato da un organo cui potesse essere data la corrispondente re-
           sponsabilità, e vale a dire da un generale o dai  rispettivi capi di Stato Maggiore.
           E a ciò si al'l'ivò dopo la prima guerra d'indipendenza. Infatti, nel 1848, Carlo Al-
           berto assunse personalmente il comando dell'Esercito nominando suo capo di sta-
           to maggiore  il  generale  Salasco  e  chiamando  presso  di  sé,  come  consigliere,  il
           generale Franzini, ministro della Guerra. I risultati di  questa gloriosa, ma infelice
           campagna, che diedero luogo a polemiche nel  Paese e a vivaci  discussioni al  Par-
           lamento, portarono a sacrificare, all'opinione pubblica, molti generali. Nella cam-
           pagna dell'anno  seguente,  Carlo Alberto affidò  il  comando supremo effettivo al
           generale  polacco  Czernowschy,  a fianco  del  quale  il re  mise  il  generale Alessan-
           dro Lamarmora con le funzioni di capo di stato maggiore, ma queste, in realtà fu-
           rono mansioni assai modeste. Nel 1855, per la spedizione in Crimea, accadde che,
           caso unico nella storia dell'Esercito piemontese e italiano, il ministro assumesse il
           comando della  Forza Armata cui era preposto.  Nel  1859 il  re  fu  sempre il  co-
           mandante  nominale  dell'Esercito mobilitato e  nominò a capo di  stato maggio-
           re il  generale Della Rocca,  ma  dispose che gli  ordini fossero  sempre firmati dal
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