Page 425 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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GLI ALTI COMANDI E LA GUERRA 407
peraltro sostituito nel marzo 1916 dall 'ancor più docile e remissivo generale Pao-
lo Morrone L;esito deludente delle offensive del 1915 rese più tesi i rapporti, già
per sé difficili, tra Cadorna ed il primo ministro Salandra. Il comandante Supre-
mo insisteva in una concezione unilaterale della collaborazione con il Governo:
non ammetteva ingerenze nella sua opera di comando, né forniva informazioni
sui suoi piani, ma pretendeva che le sue crescenti richieste di uomini e materiali
fossero prontamente accolte. Si arrivò, in sostanza ad una separazione netta dei
poteri: Cadorna gestiva le operazioni belliche senza controlli politici, lasciando al
Ministero della Guerra ed al Governo le competenze concernenti la mobilitazio-
ne dell'industria e del fronte interno. Il prestigio di Cadorna nel Paese, del resto,
era grande come la fiducia del re nei suoi confronti, tanto che a pagare del non
certo esaltante risultato difensivo della la Armata nel corso dell'offensiva austria-
ca in Trentino nella primavera del 1916, fu il primo ministro Salandra, che fu so-
stituito da Borselli. Solo dopo gli infausti avvenimenti dell'ottobre 1917, che si
conclusero con il ripiegamento sul Piave e diedero una forte scossa al popolo ita-
liano ed al suo Governo, questo intervenne. Tra i primi atti di Orlando, divenu-
to presidente del Consiglio al posto di Boselli in piena crisi di Caporetto, fu
l'allontanamento di Cadorna e la sua sostituzione nella carica di capo di Stato
Maggiore dell'Esercito con il generale Armando Diaz. Il generale Vittorio Alfieri
divenne il nuovo ministro della Guerra. Cadorna pagava così il suo carattere ac-
centratore e sospettoso, che gli aveva impedito di far funzionare a dovere il pro-
prio Stato Maggiore, caratterizzato da un Servizio Informazioni mediocre e poco
ascoltato e da un Ufficio Operazioni troppo esiguo. La mancanza di fiducia ver-
so i sottoposti, gli impedì, inoltre, di costituire comandi intermedi, come quello
di gruppo d'armate, di collegamento tra il Comando Supremo e le armate in li-
nea, che gli avrebbero facilitato non poco l'azione di comando ed il controllo
sull'operato dei comandanti d'armata. Non furono perdonati a Cadorna anche i
tentativi d'interferenza sull'azione di Governo nel campo della politica interna,
attuati nel 1917, per stimolare la repressione dei movimenti e degli ispiratori d'idee
sovversive e contrarie alla prosecuzione della guerra. A Diaz furono affiancati due
sottocapi di Stato Maggiore, i generali Gaetano Giardino e Pietro Badoglio, che
vennero però presto trasferiti. Sotto la direzione di Diaz, il Comando Supremo
funzionò bene. Il nuovo capo di Stato Maggiore mostrò buone doti d'organizza-
tore, non era accentratore come Cadorna e dava fiducia ai propri collaboratori,
delegava le responsabilità, favorendo il lavoro d'équipe all'interno dei vari uffici
dello Stato Maggiore. Intensa e fruttuosa fu, in particolare, la collaborazione tra
Diaz e Badoglio, vero e proprio braccio destro del Comandante Supremo. Anche
con il re ed il Governo, Diaz si mostrò molto più elastico e propenso al dialogo
del suo predecessore. Pur riconoscendo la necessità di un'ampia collaborazione
con le forze politiche e l'autorità governativa, anche per migliorare l'immagine
del Comando Supremo, Diaz non ac~ettò, comunque, soverchie ingerenze nella

