Page 422 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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           e all'impiego del  personale.  Formulava, altresÌ, proposte in tema di  formazioni or-
           ganiche e lavori di fortificazione permanente. In tempo di guerra interpretava i con-
           cetti  del  comandante  in  Capo  ed  era  organo autorevole  per notificare gli  ordini.
           Fino allora i capi di stato maggiore erano nominati soltanto in caso di guerra. Con
           la  riforma del  1882 si  pensò, invece, sotto la spinta del modello prussiano, di  ren-
           dere stabile tale carica, fondendo le competenze del "Comandante del Corpo di Sta-
           to Maggiore" con quelle del "Presidente del Comitato consultivo di Stato Maggiore".
           Il Comando del Corpo di Stato Maggiore comprendeva in sé gli elementi per la co-
           stituzione in tempo di guerra degli Stati Maggiori del Gran Quartier Generale, del-
           le armate e delle intendenze.  Esistevano le  figure  del  comandante in Seconda, che
           doveva coadiuvare il capo di Stato Maggiore dell'Esercito nell'esercizio del coman-
           do e in  caso  d'assenza,  ne  faceva  le  veci  e quella di  ufficiale  generale addetto del
           Comando del Corpo di Stato Maggiore. Quest'ultimo comprendeva l'Ufficio del ca-
           po di Stato Maggiore e due Reparti, composti, il primo, dagli Uffici Scacchiere Oc-
           cidentale, Orientale, Meridionale e contabilità, il secondo, dall'Intendenza, Direzione
           Trasporti e Ufficio  Storico  (nel  1892 i due  reparti  assunsero  la  denominazione  di
           Reparto Operazioni e Reparto Intendenza). Nel marzo 1906 furono definite ed am-
           pliate le  attribuzioni del  capo di Stato Maggiore, cui' era deferito dal Ministero un
           più ampio campo d'attività per la preparazione della guerra e maggiore libertà d'azio-
           ne.  Il  capo di Stato Maggiore diveniva cosÌ un organo tecnico, all'infuori del Mini-
           stero della Guerra, incaricato della preparazione dei piani di guerra, della cooperazione
           con gli stati maggiori delle potenze alleate e col Ministero della Marina, dell'adde-
           stramento del personale, della compilazione delle normative tattiche d'impiego del-
           le forze di terra, della direzione delle grandi esercitazioni e manovre annuali. Il capo
           di  Stato Maggiore del  Regio  Esercito era la  massima autorità dottrinale, il  respon-
           sabile della preparazione della mobilitazione e dei piani di  guerra e,  di fatto,  il co-
           mandante in capo designato per una guerra, ma in tempo di  pace era subordinato
           al  ministro della Guerra (di  regola un generale autorevole,  ma non al  vertice  della
           gerarchia), che gestiva il bilancio, gli  uomini e gli armamenti, limitando cosÌ la sua
           sfera  d'azione  al  campo amministrativo.  Nel  marzo  1915  fu  istituita la  carica  del
           sotto capo  di  Stato Maggiore  dell'Esercito  in  sostituzione di  quella  di  comandante
           in Seconda.
              Gli  organi collegiali esistenti nel  1915, quali la  Commissione Suprema Mista
           per la difesa dello Stato ed il Consiglio dell'Esercito cessavano di funzionare all'at-
           to della  mobilitazione e per tutta la  durata della guerra.  La  Commissione Supre-
           ma  Mista  per  la  Difesa  dello  Stato,  sorta  nel  1899  e  modificata  nel  1900, era
           composta dalle  massime autorità del  Regio  Esercito e della  Regia Marina ed era
           competente, in  tempo di pace,  delle più importanti questioni concernenti la pre-
           parazione della  difesa  terrestre e  marittima.  Nel  1908  tale  Commissione fu  tra-
           sformata da organo tecnico-militare in organo politico-militare entrandone a far
           parte anche il  presidente del  Consiglio dei  Ministri ed i ministri  della Guerra
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