Page 421 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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GLI ALTI COMANDI E LA GUERRA 403
generale stesso, affinché nella sua persona avesse il comandante responsabile.
Inoltre volle con sé il ministro della Guerra, generale Lamarmora, che fu sosti-
tuito nel dicastero dal conte di Cavour, il quale divenne il ministro interinale
per la Guerra e per la Marina. La presenza del ministro al campo, fu ancora una
volta, oggetto di incresciose polemiche.
Dopo la costituzione dell'Esercito Italiano, nel 1861, l'organico del Corpo di
Stato Maggiore, la cui origine risaliva al Real Corpo di Stato Maggiore dell'Eser-
cito piemontese sorto nel 1655, fu fissato, sia per il tempo di pace sia per il tem-
po di guerra, in 210 ufficiali di Stato Maggiore. Questi entravano a far parte del
Corpo dopo aver frequentato la Scuola di Applicazione. Il Corpo comprendeva an-
che un Ufficio Superiore e il Comitato Consultivo di Stato Maggiore. Nel 1866 re
Vittorio Emanuele espresse il desiderio di assumere personalmente il comando su-
premo delle truppe in campagna. Ma fu ritenuta non solo necessaria, bensì anche
opportuna, per il rigido rispetto delle forme costituzionali, la nomina di un gene-
rale in capo che assumesse la condotta delle operazioni e la responsabilità davan-
ti al Paese. A tale incarico fu chiamato Lamarmora con il titolo di capo di Stato
Maggiore, in pratica interprete della volontà del re. Nello stesso tempo, però, ta-
le delegazione di poteri si traduceva in pratica in un comando effettivo ed in un'ef-
fettiva responsabilità. Non bisogna in ciò ravvisare che s'intendeva addossare tutta
la responsabilità ai comandanti effettivi, giacché, pur dovendo questi rispondere
giuridicamente del loro comportamento, rimaneva sempre la responsabilità mini-
steriale circa la condotta della guerra. Infatti, nell'articolo 59 del "Regolamento
per il servizio in guerra" del 10 marzo 1912, parte P, fu prevista la possibilità che
il re non assumesse personalmente il comando dell'Esercito mobilitato. l?articolo
diceva: "Quando S.M. il Re non assume personalmente il comando dell'Esercito
mobilitato, lo affida ad un ufficiale generale, che prende il titolo di Comandante
Supremo. In tal caso all'atto della nomina sono fissate le relazioni fra il Coman-
dante e gli altri poteri dello Stato". Al comandante supremo spetta interamente ed
esclusivamente la responsabilità della condotta della guerra. Tale responsabilità, giu-
ridica, non escludeva però quella del Governo. Dopo la terza guerra d'indipen-
denza, nel marzo 1867, il Corpo di Stato Maggiore fu riorganizzato. Nel suo ambito
fu costituita la Scuola Superiore di Guerra come centro di studio preposto alla for-
mazione dei quadri. Al comando del Corpo fu posto un comandante generale sot-
toposto al ministro della Guerra. l?organico, strutturato su: Comando Generale
del Corpo, Ufficio Militare, Ufficio Tecnico, Ufficio Contabilità, subì una notevo-
le riduzione d'ufficiali, prevedendo un suo rafforzamento in caso di guerra.
Nel 1882 fu istituita la carica di capo di Stato Maggiore dell'Esercito, alle
dipendenze del ministro della Guerra, quale autorità responsabile della compi-
lazione dei piani di guerra in tempo di pace e della loro esecuzione in tempo di
guerra. Le attribuzioni del capo di Stato Maggiore, nella sua qualità di coman-
dante del Corpo di Stato Maggiore, si riferivano al reclutamento, all'avanzamento

