Page 428 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 428

410                                                        MASSIMO  MULTARI


             Le conseguenti direttive dovevano essere impartite ai Comandi superiori delle tre
             Forze Armate,  per il  tramite dei  rispettivi capi  cii  Stato Maggiore,  per quanto ri-
             guardava  la  preparazione  della  guerra;  direttamente,  per  quanto  si  riferiva  allo
             svolgimento delle operazioni di guerra.




             5.  La Commissione Suprema di Difesa e il Consiglio dell'Esercito
                In  pratica,  la  carica  di  capo  di  Stato  Maggiore  Generale,  tenuta  dal  1925  al
             1940 ininterrottamente dal  maresciallo Badoglio, si  mantenne con funzioni  più che
            altro  di  consulenza  e  d'indirizzo  della  politica  militare,  giacché  solo  nell'ottobre
             1940 fu  costituito un vero e proprio Stato Maggiore  Generale.  Né alla  mancanza
             di quest'alto organo tecnico di  studio e cii  preparazione potevano supplire la  Com-
             missione Suprema di  Difesa e tanto meno gli  organi consultivi delle  singole  Forze
             Armate  (Consiglio  dell'Esercito,  Comitato  degli  Ammiragli,  Consiglio  dell'Aria).
             Infatti,  la  Commissione Suprema di  Difesa,  nella  quale gli  elementi  militari  erano
             membri a titolo consultivo, sebbene  fosse  stata costituita allo scopo di  coordinare
             lo studio e la  risoluzione delle  questioni attinenti alla  difesa nazionale, e di  stabili-
             re le norme per lo sfruttamento di tutte le attività nazionali ai fini  della difesa stes-
             sa, nella pratica la sua sfera d'azione fu  limitata al campo industriale ed economico,
             con l'esclusione dei  problemi di carattere strategico ed operativo in guerra.
                Gli  organi consultivi delle singole Forze Armate,  costituiti dalle  più elevate e
             meglio  qualificate  gerarchie militari,  avevano  un compito limitato alle  rispettive
             Forze Armate  stesse  e  alcuni  di  essi,  come  il  Consiglio  dell'Esercito,  si  trovava-
             no,  da tempo,  poco valorizzati ed inoperanti.  Dopo la  prima guerra mondiale, il
             Consiglio dell'Esercito rimase quasi dimenticato fino al  1923, quando si pensò di
             richiamare in  funzione  tale consesso, a lato del  ministro della Guerra, riforman-
             dolo, però, nella sua composizione e nelle attribuzioni. I suoi compiti furono co-
             sì  definiti:  dare parere sulle più importanti questioni concernenti l'ordinamento,
             reclutamento, addestramento, armamento ed equipaggiamento dell'Esercito; alla
             sua mobilitazione e radunata in caso  di guerra;  all'avanzamento e stato degli  uf-
             ficiali e sottufficiali; alla sistemazione difensiva del territorio; ed in genere sui più
             importanti argomenti  interessanti  l'organizzazione  della  difesa  nazionale.  In  se-
             guito  alla  legge  clell'8  giugno  1925,  n.  866,  con  la  quale  era creata la  carica  di
             capo  di  Stato  Maggiore  Generale,  il  quale  assumeva  la  presidenza  ciel  consiglio
             dell'Esercito, fu  emanato il  Regio Decreto n.  69 in data 6 febbraio  1927, che ap-
             portò modifiche ai  compiti, tornati molto generici,  ed  alla  costituzione del  con-
             siglio  stesso.  La  sua  composizione,  rimasta  inalterata fino  al  1940  prevedeva:  il
             ministro della  Guerra con l'incarico di  presidente;  il  sottosegretario di  Stato e il
             capo di  Stato Maggiore dell'Esercito;  i generali comandanti designati  d'Armata;
             tre generali comandanti di Corpo d'Armata e di  Divisione;  un Ufficio Segreteria.
   423   424   425   426   427   428   429   430   431   432   433