Page 158 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Anna Maria Isastia

           zata la  pubblicazione di un documento redatto in Austria da 525 ex prigionieri,
           la cui diffusione era stata proibita nel 1946. Nell'appello si ricordavano le «molte
           decine di migliaia di  nostri compagni morti nella  prigionia in Russia  per fame,
           freddo,  epidemie»  c  si  ribadiva  che «il  Bolscevismo,  spoglio  della  sua  retorica
           demagogica, significa  regime  di polizia c di  terrore, significa dittatura peggiore
           di quella per l'abbattimento della quale gli italiani uniti hanno combattuto; esso
           è sinonimo di asservimento nazionale all'esterno ed all'interno, di tirannia di un
           partito sulla nazione, sulla famiglia,  sull'individum>.sz
              Divampava  anche  la  polemica  sul  reclutamento,  fatto  tra  i  prigionieri,  di
           agenti  che  avrebbero  lavorato  per  l'Urss  dopo  il  rimpatrio,  fatto  ad  opera
           dcll'Nkvd, la  polizia segreta russa. A  questo  erano del  resto state  finalizzate  le
           cosiddette  scuole  antifasciste  che  avevano  l'evidente  scopo  di  preparare  dei
           buoni comunisti.
              Fu in questo clima che maturò la vicenda D'Onofrio, senatore del Pci, accu-
           sato di aver maltrattato i prigionieri nei campi dove erano attive le scuole di pro-
           paganda politica.  D'Onofrio, d'accordo col partito, denunciò i firmatari dell'ar-
           ticolo, ma il processo confermò le accuse, che vennero suffragate da molte tcsti-
           monianze.H3  Fu un grande successo per l'Unirr, che sulla vicenda pubblicò nel-
           l'agosto 1949 un dossier dal titolo La querela di D'Onqjìio.s4
              È evidente che, in relazione alla vicenda D'Onofrio, l'Unirr ebbe un confron-
           to piuttosto difficile con il Pci e con il Psi, mentre per converso poté godere del-
           l'appoggio del Pli c della Dc.ss
              Aver aperto l'associazione  anche alle  famiglie  dci reduci creò problemi con
           l'Associazione Famiglie Prigionieri e Reduci, che vide diminuire i suoi iscritti. Ci
           furono contrasti anche con l'Associazione Na%ionale Alpini, perché molti mili-
           tari dell' Armir, caduti prigionieri, erano come noto alpini.
              Solo nel 1985 l'Unirr decise di avanzare per la prima volta la richiesta di rico-
           noscimento, che ottenne alla fine nel 1996 (a seguito di richiesta presentata nuo-
           vamente nel 1992).H<>
              Larga  parte  dell'attività  svolta  dall'Unirr  è  stata  indirizzata  a  rintracciare  i
           cimiteri e le  fosse comuni, dove erano stati seppelliti i prigionieri italiani.  Forse
           più di  altri, infatti, questi  reduci hanno sofferto del  senso  di colpa,  per essere
           rimasti vivi tra tanti morti e hanno sentito il bisogno di vivere anche per chi non
           c'era più.  87
              La prima apertura  da parte  sovietica  si  ebbe  nel  1988  con Gorbaciov.  Nel
           1990 arrivò in Italia la  prima urna contenente i resti del Caduto Ignoto, che  fu
       "   accolta nel sacrario di  Redipuglia dal Presidente della Repubblica e dalle più alte
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      ·~   cariche dello Stato. Nel 1992, infine, fu possibile accedere a tutta la documenta-
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      u    zione russa sulla prigionia dei militari italiani.HH
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