Page 95 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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FORZE ARMATE E ALLEANZE INTERNAZIONALI



                                      Matteo Pizzigal/o




                126 marzo 1863, il ministro degli Esteri Emilio Visconti Venosta annun-
            1 ciò alla Camera dei Deputati «Indipendenti sempre, ma isolati mai» per sin-
                tetizzare,  con  una  brillante  frase  ad  effetto,  il  programma  che  avrebbe
         seguito nella  sua  azione  politica alla  guida della diplomazia italiana.  Ma,  al  di  là
         degli slogan destinati a diventare celebri, si trattava di un programma ben difficile
         da realiz7.are sul complesso scenario internazionale del tempo, in cui agivano atto-
         ri statuali poco disponibili nei confronti del giovane regno d'Italia, il cui processo
         unitario  (avvenuto,  all'ombra  della  protezione  francese,  a  colpi  di  guerre  e  di
         annessioni) aveva contribuito abbastanza a destabilizzare le frontiere europee.
            La caduta di  Napoleone  III  e  del  secondo impero,  dopo la guerra  franco-
         prussiana del 1870, aveva ulteriormente complicato il quadro politico, rendendo
         ancor più difficile l'azione della diplomazia italiana. Ne era ben conscio lo stes-
         so Visconti Venosta  che,  in  una nota al  suo  ambasciatore a Berlino in  data 7
         marzo 1871, scriveva:  «La  caduta dell'impero, i rifiuti  alle  domande di alleanze
         fatteci ripetutamente dalla Francia hanno mutato l'antica e conosciuta base delle
         nostre alleanze:  la  neutralità ha risparmiato all'Italia le  più grandi sciagure ma,
         come sempre avviene, alla  neutralità succede uno stato eli  isolamento. L'Italia è
         un  Paese  la  cui  più  grande  aspirazione  è  la  sicurezza  e  la  pace.  Roma  unita
         all'Italia  è  l'ultima  tappa  del  nostro  faticoso  cammino.  L'Italia  che  ha  dovuto
         affrontare  la  questione  romana,  sente  che  questa  questione  è  un  elemento eli
         incertezza  nel suo  avvenire.  Essa è  inquieta  per l'avvenire dei rapporti con la
         Francia offesa  dalla  nostra  neutralità.  Uscire  da  questa incertezza è  il  criterio
         supremo della nostra politica estera».
            Una "incertezza" dunque che, acuita dalla mancanza eli  punti eli  riferimento,
         col passare degli anni, come Visconti Venosta aveva previsto, era inesorabilmen-
         te  destinata  a  scivolare lungo il  piano inclinato  dell'isolamento internazionale.
         Una posizione scomoda e sgradevole che la delegazione italiana al Congresso eli
         Berlino del 1878 sperimentò direttamente. Non bastava certo la brillante trova-
         ta  della cosiddetta politica delle  "mani nette"  (per definire in positivo la linea
         rinunciataria seguita dall'Italia a Berlino) per mascherare quella che, in realtà, era




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