Page 97 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Ar111ate
Si trattava dunque di un elemento di novità, che proiettava le nostre Forze
Armate in uno scenario più ampio, mettendo i suoi vertici a confronto con
uomini c dottrine di impiego di altissimo livello, che avevano prodotto la mac-
china da guerra tedesca: una delle più potenti e soprattutto più moderne "mac-
chine" europee. Sotto quest'ultimo profilo si può dire che l'effetto principale
sulle Forze Armate nazionali delle consultazioni e della cooperazione italo-tede-
sca in seno alla Triplice fu, senza dubbio, quello della modernizzazione del
nostro strumento militare. Certo, il processo di ristrutturazione e di moderniz-
zazionc non toccò in modo omogeneo l'intero comparto militare italiano. Anzi,
direi che, per motivi prevalentemente legati ad esigenze di contenimento della
spesa pubblica, tale processo si diffuse a macchia di leopardo, privilegiando alcu-
ni settori, come ad esempio quello navale (si pensi alla costruzione dell'Arsenale
e della nuova base di Taranto) a scapito di altri. Anche se in misura minore di
quanto avevano auspicato i suoi sostenitori che sognavano di importare in Italia
il "modello prussiano", la Triplice, nel complesso, non mancò di produrre effet-
ti positivi sulle nostre Forze Armate, che beneficiarono altresì di provvedimenti
migliorativi per adeguarle ai nuovi compiti che l'Alleanza aveva loro assegnato.
Comunque, fra i contraenti della Triplice non ci fu mai, nel corso dci tren-
t'anni in cui l'Alleanza fu attiva, alcuna forma di stabile integrazione. Sulle rela-
zioni italo-austriache pesavano ancora antichi rancori e incompatibilità ideologi-
che, che finirono col creare intorno alla Triplice una cappa di reciproca diffiden-
za e di permanente ambiguità, inverata poi dalle modalità con le quali l'Alleanza
venne denunciata, per essere segretamente sostituita dal Patto di Londra, con-
cluso il 26 aprile 1915, con il quale l'Italia, ribaltando la sua posizione, si schie-
rava a fianco delle Potenze dell'Intesa nella prima guerra mondiale.
Alleati dunque con gli anglo-francesi, ma non amici come dimostrarono i tre
lunghi anni di guerra, ma anche e soprattutto l'ingiusto trattamento riservato
all'Italia in seno alla Conferenza per la pace di Parigi del 1919, che contribuì ad
avvelenare il clima politico nazionale, creando i presupposti del malefico mito
della "vittoria mutilata".
Il Patto d'Acciaio
«Se malgrado i desideri e le speran7.e delle parti contraenti dovesse accadere
che una di esse venisse ad essere impegnata con un'altra o più potenze, l'altra
parte contraente si porrà immediatamente come alleata al suo fianco e la soster- -~
rà con tutte le sue forze armate». Recitava così il micidiale articolo 3 del Patto
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d'Acciaio fra Italia e Germania solennemente firmato il 22 maggio 1939 che, di o
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