Page 120 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             raggiungere livelli di eccellenza, operando in stretto collegamento con la Forza
             Armata nella definizione dei requisiti e nell’attività di messa a punto. Nei primi
             anni ’50 l’ingegner Bazzocchi aveva cominciato a lavorare ad un biposto da ad-
             destramento a reazione con i posti di pilotaggio affiancati e gli impennaggi a V.
             Il progetto venne presentato dalla Macchi all’Aeronautica Militare nel 1953 ed in
             una serie di incontri ne fu definita la configurazione definitiva, a partire dalla cabi-
             na di pilotaggio con i posti in tandem. Il programma MB-326 venne ufficialmente
             lanciato nella primavera del 1956 con la firma di un contratto che prevedeva la
             costruzione di due prototipi e di una cellula per le prove statiche, per un importo di
             463 milioni di lire pari a poco più della metà degli 860 milioni investiti dalla ditta.
             Il primo prototipo si alzò in volo a Venegono pilotato da Carestiato il 10 dicembre
             1957 e nel settembre del 1958 arrivò al Reparto Sperimentale Volo per un primo
             ciclo di prove dimostrandosi subito una macchina di primordine. Costruito in oltre
             800 esemplari, dei quali 145 per l’Aeronautica Militare, è stato forse il maggior
             successo dell’industria italiana, ma non certo un  prodotto di alta tecnologia.


             Conclusioni
                Negli anni del secondo dopoguerra il rapporto tra l’Aeronautica militare e l’in-
             dustria aeronautica nazionale, di fondamentale importanza per poter esprimere
             una qualche forma di potere aereo, è stato inevitabilmente condizionato da fattori
             di ordine interno ed esterno, tutti in qualche modo riconducibili alle esigenze del-
             la ricostruzione ed allo sforzo della neonata Repubblica di trovare una credibile
             collocazione internazionale. i vincoli imposti prima dall’armistizio e poi dal trat-
             tato di pace, e l’incombere di altre priorità in un Paese devastato dalla guerra non
             permisero l’immediato rilancio di un settore che già sul finire degli anni ’30 aveva
             cominciato a soffrire di un divario tecnologico sempre più ampio nei confronti di
             altre realtà industriali, scontando poi anche le conseguenze di una politica indu-
             striale condizionata da carenze intrinseche, innanzitutto nel campo dei propulsori,
             e dall’obiettivo di fondo di garantire la pace sociale con una distribuzione il più
             ampia possibile delle commesse. Nella consapevolezza di queste difficoltà l’A-
             eronautica Militare, mentre utilizzava l’abbandonante disponibilità di “surplus”
             delle aviazioni alleate, cercò di incoraggiare le iniziative nel frattempo avviate
             dalle ditte ancora attive utilizzando strumenti tradizionali, ben noti nel mondo
             aeronautico d’anteguerra, i concorsi e la costruzione di prototipi, seguiti o meno
             dalla realizzazione di pochi esemplari di preserie. Tutto questo era però possibile,
             e con risultati spesso deludenti, solo in quei settori, come l’addestramento e il col-
             legamento, dove non era necessario ricorrere a soluzioni tecnologiche avanzate.
             Nel campo dei velivoli da combattimento si cercò di ripercorrere la strada delle
             produzioni su licenza, ma da questo punto di vista il programma Vampire, che
             pure ebbe il merito di incoraggiare la cooperazione industriale tra le due principali
             ditte aeronautiche, Macchi e FIAT, fu un fallimento, dal momento che il velivolo
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