Page 117 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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l’NC3. Con questi due prototipi, equipaggiati con la versione del reattore Bristol
Orpheus da 2.270 chilogrammi di spinta poi utilizzata sulle macchine di produ-
zione, furono effettuate fino al mese di novembre oltre 260 ore di volo esplorando
l’inviluppo di volo delimitato da una velocità massima indicata di 540 nodi, da un
numero di Mach di 0,9 e da un fattore di carico di 6g, per la configurazione senza
carichi esterni, e da valori di questi parametri pari rispettivamente a 475 nodi,
Mach 0,85 e 5 g per quella armata con due bombe da 500 libre. Le prove nell’in-
tervallo di velocità tra 540 e 580 nodi e numero di Mach compreso tra 0,9 e 1 non
furono completate, tuttavia fu raggiunta più volte la velocità massima indicata di
580 nodi a quote inferiori a 1.500 piedi ed in quota un numero di Mach pari a 0,93.
Nel complesso il velivolo, dal punto di vista delle qualità di volo, dimostrò
di non avere caratteristiche inaccettabili o pericolose e fu giudicato “buono dal
punto di vista del pilotaggio nell’impiego previsto come caccia tattico a quote
inferiori ai 10.000 ft”, come recita la relazione emessa il 20 novembre 1958. Per
quanto riguardava le prestazioni, distanze di decollo e di atterraggio, tempi di
salita e velocità di stallo furono trovate in linea con i requisiti, mentre più critico
era il rispetto dei profili di missione, con raggio d’azione di 250 e 280 chilometri
previsti dal capitolato tecnico. Gli impianti di bordo ebbero un comportamento
15 Il primo prototipo, NC1, era andato distrutto il 27 febbraio 1957 a causa dell’innescarsi di
un fenomeno di flutter. Il pilota si era salvato con il paracadute.

